sabato 28 luglio 2012

Qui e ora

Essere in un luogo dell'universo alternativo che ci circonda inconsapevolmente potrebbe essere sorprendentemente simile a essere dove siamo. Cosa ci dice che non ci siano altri noi, duplicati o completamente diversi esseri che attraversano altre peripezie e che pure vivono allegramente con il nostro stesso approccio? Non ce lo dice nessuno, vero, ma perché crederlo?


Il punto é fondamentalmente che ci sono momenti nella vita in cui non si riesce a porsi la domanda del "What if"? Siamo dove siamo e lo siamo proprio in quel momento specifico. E vorremmo essere da qualche altra parte? La mia risposta di oggi e delle ultime ore é un assolutamente definitivo no.


Vivo come mai prima la sensazione di aver fatto un viaggio sui miei vagoni per poi semplicemente scendere in una stazione dove prendere il treno su cui mi trovo ora. Tutte le certezze da rimettere in discussione per un appapagnato come il Capotreno sottoscritto, possono essere fonte di ansia e di paura. Ma la scelta consapevole di salire su una carrozza dove la porta é stata aperta fermamente e con un viaggio che non solo vale la pena, ma ogni giorno offre qualcosa di straordinariamente nuovo e intenso da vedere e vivere, ripaga di quel piccolo sacrificio della propria routine. Essere in viaggio è già una emozione straordinaria e immaginare di poter scegliere la propria destinazione è una sfida da vincere con le paure del caso.


Ricordando che i nostri viaggi ci fanno diventare noi e che solo chi percorre binari nuovi può scoprire la sua via, si scacciano le paure e ci si domanda se ci sia mai stato nient'altro per cui sia valsa la pena di vivere... E la risposta é forse sì. Ma oggi, si vive per questo viaggio. Senza se e senza ma...


E un fischio nuovo, delicato, e soffiato con un fischietto più condiviso, mette di nuovo in moto queste carrozze...

martedì 17 luglio 2012

Rinunciare alle rinunce.

Ci sono molti stili di vita, molte filosofie, molte religioni che esaltano la rinuncia. Sostengono nobiliti, riconoscono la sofferenza che ne deriva, ma in una visione escatologica, la rinuncia sembra essere un passaporto potentissimo per qualsiasi destinazione e un boost up per tutti gli obiettivi.

Raramente mi sono posto il problema di cosa fossi disposto a cedere, non perseguire in nome di un interesse più grande. Generalmente ho affrontato la questione diversamente: quello che dovevo fare per primo, quello che volevo fare per secondo, quello che potevo fare a chiudere il cerchio. È stato così quando studiavo: lì sì ho rinunciato a tantissime cose. Quei vuoti temporali e spaziali sono rimasti incolmati. Non rimpiango la scelta perché non lo è stata: era la logica del dovere, applicata senza sconti.

Però finita quell'epoca è arrivato il tempo della consapevolezza che ci fosse un'altra via. Quella del volere. È anch'essa una via difficile. Capire cosa desideriamo non è banale e a volte anche più doloroso del seguire quella via segnata dal dovere... Però poi è una via in discesa. Che fa sentire bene e male allo stesso tempo. Bene perché per un attimo possiamo padroneggiare il nostro destino. Dall'altro lato, perdere di vista il dovere e il potere è un rischio... Purtuttavia la mia disquisizione nasce dalla riflessione che è il mio momento del Volere. Il dovere e il potere sembrano scesi di un gradino, e mi rifiuto di farli risalire su finché non sia strettamente necessario. Contro ogni ragionamento troppo razionale sto facendo passi decisi per essere dove, come è soprattutto con chi voglio. Chissà perché dire che sto assecondando i miei desideri ha un'accezione sociale meno positiva di dire che ho un sogno. Mentre the Boss canta Working on a Dream, io faccio il manovale e senza fatica ma con energie che non mi conoscevo, guardo ad un futuro scandito da tanti piccoli ma intensi passi. Nessuna strada già tracciata, ma la possibilità di scegliere la propria direzione con uno sguardo e con parole sincere... Volendo, non dovendo, ma sperabilmente rendendo possibile... Rinuncio a rinunciare: si puó!

venerdì 6 luglio 2012

Tenerezza

Credo che per gli uomini, essere tacciati di dolcezza sia un po' come assumere che abbiano a che fare con i dieci piani di morbidezza... La mascolina sensibilità viene intaccata dalle visioni delicate. Una rude, vigorosa e automaticamente virile stretta di mano è il massimo che un maschio adulto nella nostra cultura può ammettere.

Sono le donne che devono detenere il predominio degli atteggiamenti teneri. O almeno, nella filosofia più popolare, gli atteggiamenti rudi sono considerati la normalità nel sesso che ha gli attributi esterni al piano di sotto...

È strano in questo senso che questo condizionamento antropologico sociale non venga meno. Nella rivoluzione delle posizioni che negli ultimi 50 anni ha scosso i rapporti di forza tra il sesso debole e quello forte, rendendo questo stesso concetto del tutto anacronistico, sembra che il maschio continui a dover fare l'uomo. E la domanda che mi viene è quanto durerà questo ancora? Cioè, pur supponendo che questo sia giusto, cosa alquanto discutibile, riusciranno i nostri eroi a nascondere a tempo indeterminato di avere anch'essi dolcezza e tenerezza da voler condividere? Ed è giusto sia così? Ai posteri la sentenza? Per parte mia, purtroppo, ho un atteggiamento ambivalente. Da un lato riesco bene a nascondere il mio aspetto più budino al cioccolato. Ma dall'altro mi scquacquereo facilmente quando il mio coinvolgimento è tale da non lasciare spazio al controllo mentale... Bene o male che sia, mi devo accettare? Forse sì, perché in fondo anche la cioccolata amara ha in sé molto zucchero... be

mercoledì 4 luglio 2012

E tutto improvvisamente cambia...

Dopo quasi tre mesi torno a scrivere sulle mie rotaie... Un'assenza semplicemente indolente la mia. Motivi per scrivere ne avrei avuti, come sempre un logorroico come me ne ha, ma la motivazione mi è mancata insieme al tempo per sedermi al pc e fulminare la tastiera con una battuta veloce e irregolare...
Stamattina però approfitto di una mezz'ora d'attesa al garage per digitare... Potrei parlare di alta politica, di sport, del meteo...  Tutti temi ricorrenti e importanti per le loro conseguenze sulla nostra vita, ma in questo momento mi sono così distanti che non riesco a focalizzarmici...

Sì perché in qualche settimana, mi sembra che tutto il mio mondo abbia iniziato a ruotare in un senso inatteso e del tutto incontrollato. Non scriverò la ragione di questo sconvolgimento, peraltro facilmente intuibile, ma mi interessa parlare in generale della luce che gli altri possono gettare su di noi... E' da molto tempo che predico a me stesso e in giro, l'importanza di dare e ricevere sempre una possibilità. E' stranamente insito nella natura umana e specialmente nella natura di questo capotreno che scrive, la tendenza a scoprire prima i problemi e poi le opportunità. Se considero la mia palestra piu' attiva l'ambiente lavorativo, è indubitabile che li' ho imparato quanto sia necessario e importante stravolgere il proprio approccio e guardare prima in positivo per poi pian piano rendere i propri progetti realistici...


Tutto questo potrebbe sembrare un discorso freddo e razionale, ma invece non lo è. Nell'iniziare qualcosa di nuovo, nello scegliere di lanciarsi con la possibilità di rimanerci male o peggio di non rimanerci affatto, c'è tutto quel mistero e quel rischio di cadere nel vuoto e farsi male atterrando sulla ruvida terra. Ma se invece incredibilmente su quello spigolo ci si riesce a stare bene in equilibrio e se il proprio spazio tempo si flette ordinatamente secondo un desiderio come in un sogno particolarmente vivido, ecco che forse non siamo piu' quelli di prima, e in un istante intenso e sublime non sappiamo piu' quali siano le nostre certezze e se ce ne siano rimaste. Eppure ci sembra che quei stessi punti di riferimento non ci servano piu', e che forse non siano stati mai veramente necessari... Discorsi difficili, come tutti quelli che riguardano i sentimenti. Spiegare ha i suoi limiti. Il treno ha preso uno scambio, smettendola di girare intorno a se stesso senza trovare la propria via di uscita. La marcia è veloce e il vento caldo sembra poter attraversare i finestrini e raggiungerci... Tanto percorso da fare, ma il desiderio che il sole continui a batterci in volto e a farci anche socchiudere gli occhi...


Perchè tutto cambia, e all'improvviso, non siamo piu' un chiaro io, ma uno sfumato, ma molto dolce noi...

lunedì 16 aprile 2012

Diaz. E gli ultimi anni di rumoroso silenzio.

Ieri sera sono stato al cinema qui in Italia a vedere Diaz. Weekend intenso: avevo anche visto lo scorso venerdì il film sulla strage di Piazza Fontana. Però è quello una pellicola certamente sconvolgente, ma meno violenta di quello relativo ai fatti di Genova.

Non voglio aprire adesso una discussione sull'episodio. Le condanne giudiziarie, i fatti chiariti e le testimonianze varie, mi sembra che possano dire la verità su quello che è accaduto. Non mi va di scagliare la pietra contro gli esecutori. Certo più mi piacerebbe che coloro che hanno preso le decisioni fossero stati meglio puniti, ma l'Italia è un paese in cui il salvataggio del potente è una conseguenza inevitabile del suo status. E' forse per questo che tanti aspirano a entrare in politica: non gli interessa il bene comune, quanto l'immunità e i benefici scritti e non scritti che si acquisiscono in un approccio servile verso chiunque possa muovere in modo più o meno lecito delle leve comode...

Ma il punto che mi ha più disturbato di tutta questa faccenda è stata la mia personale (e quella di troppi altri) narcolessia di fronte agli eventi. Certo ricordavo vagamente che il G8 di Genova fosse stato un disastro, che fossero successe cose gravissime, ma non avevo un quadro relativo alla violenza dell'evento. Forse la mia disattenzione di allora, troppo concentrato come ero sul finire i miei studi e passare oltre... Colpa mia. Ma solo colpa mia?

Purtroppo ho il dubbio di non essere stato il solo addormentato dall'informazione controllata del nostro paese. Ho rivisto una compromettente conferenza stampa del Presidente del Consiglio di allora, un certo Silvio Berlusconi di cui oggi tutti sembrano ricordarsi poco. Un uomo che l'informazione la sa creare e gestire meglio di chiunque altro in Italia e che se la batte con diversi nel mondo. Ho visto una rappresentazione che può essere oggi di parte, ma che ha avuto dei riscontri giudiziari importanti e non confutati. E a quel tempo, forse per lo shock o forse perchè come al solito si è saputo premere i tasti giusti per rendere tutto silenzioso, l'onda dolorosa di quello che era successo tra Diaz e Bolzaneto non si è infranta su tutta la società italiana.

In un clima impossibile, in cui la paura si è presa l'intelligenza di tutti, specialmente delle forze dell'ordine, quello che è accaduto non ha avuto un controllo da parte di chi la calma la deve mantenere e la gestione di sè e dei suoi è tenuto a conservarla. Però poi un meccanismo perverso di blocco informativo, di amnistia generalizzata, di silenzio sporco, ha fatto in modo che la gravità di quello che è successo non si trasferisse ad ogni strato di una coscienza civile che doveva potersi ribellare. Quello che mi ha atterrito è che non ci sia stata abbastanza storia che dicesse un no alla sospensione dei diritti civili. Ad un comportamento che ha messo a rischio la vita di persone indifferentemente colpevoli e innocenti. Sono da sempre contrario alla violenza in ogni sua forma e da ogni parte provenga. A maggior ragione lo sono nel caso in cui siano i nostri rappresentanti a rendersene protagonisti. E' un discorso analogo alla pena di morte: se uno ha ucciso, non per questo la società civile può rendersi artefice di una vendetta e essere responsabile di una nuova morte. Se gli altri sono violenti, la risposta non può e non deve essere il dente per dente, ma il controllo e la professionalità senza lasciare spazio alla sola emotività, devono essere garantiti in persone che devono proteggerci con delle armi.

Ma negli ultimi anni, siamo rimasti tutti troppo anestetizzati dalle vacue discussioni di mutande e denaro di un solo uomo e della sua corte di pericolosi giullari, perdendo il contatto con fatti realmente tragici come in questo caso. Il dubbio atroce è che anche gli altri politici si siano persi dietro i percorsi a bassa resistenza di quel parafulmine assoluto che ha distolto l'attenzione pubblica (non un'opinione che purtroppo è dispersa ormai chissà dove) da quello che gli era scomodo...

Che tristezza... Ma anche che rabbia...

venerdì 30 marzo 2012

Finire con Fede

Non di rado mi getto sulla notizia del giorno. Se lo faccio è perchè qualcosa mi colpisce, ma soprattutto innesca una di quelle riflessioni piu' generali che tendo a condividere pensando irragionevolmente che a qualcuno possa interessare la mia opinione...

Dunque è finita l'era del Fido Fede con un suo TG. Rappresentazione da sempre grottesca dell'informazione e specchio di una spettacolarizzazione di tutto e di tutti. Con la sua maschera stirata come una camicia sintetica e quei suoi milioni di ammiccamenti, il giornalista era scomparso da tempo. Ma accanirsi su di un uomo che da anni era immagine di una politica del fatuo e del vuoto, probabilmente anche non per sua colpa, ma perchè "lo dipingevano cosi'" i caratteristi del Boss, sarebbe ormai anacronistico.

Quello che mi fa pensare è invece il fatto che questa cosa nasca oggi improvvisa, come un colpo di coda del biscione. Senza cercare la dietrologia a tutti i costi, la scelta di scrollarsi di dosso il vecchio incartapecorito simbolo della televisione di partito, è stata ponderata. In un ex Presidente che ha ancora molti e molti mezzi per ricomparire sulla scena politica, albergano infinite capacità di calcolo. Se lui continua a ritenersi immortale, non altrettanto pensa e giudica i suoi fedeli scudieri e compagni di ben altro che merende. Il delfino siciliano (un po' anch'egli tonno abbronzato), avrà proposto questo come gesto di smantellamento di un apparato che ormai non funziona piu'. In un'ottica di rinnovamento dell'immagine, ma non certo dei contenuti, bisogna lasciare per strada i pezzi da museo che non incensano piu' favorevolmente, ma ricordano eventi infausti, producendo una puzza sulfurea di certo sgradevole.

Ci sarà stata una telefonata. Probabilmente neanche diretta. Qualcuno avrà detto, con dei giri di parole neanche troppo sofisticati: "Caro direttore, ti ringraziamo per i tuoi servigi, ma adesso dobbiamo dare spazio a facce nuove e a nuove idee fresche e strategicamente produttive". Il duro colpo, sicuramente non inatteso, sarà stato assorbito con un debole: "Ma questo tg l'ho fondato io e dà ancora buon frutto. Possiamo migliorare. Cosa vogliamo cambiare?". E la risposta in stile un po' aziendale (ma direi piu' in generale da organizzazione di ogni tipo) sarà stata: "Direttore, è il caso che tu ti goda i frutti del tuo duro lavoro. Non ti mancano i mezzi, riposati. Riposa a lungo con un viaggio per il mondo..."

Il tempo trascorso dallo scandalo dello smutandamento avrà permesso di minimizzare la possibilità di ulteriori ripercussioni. Quindi, possiamo attenderci serenamente di non vedere per lungo tempo il volto Fedele. Ci saranno ancora avvenimenti interessanti da qui alle elezioni del Presidente della Repubblica. La scommessa vera di Berlusconi resta il Quirinale. Riuscirci sarebbe per l'Italia una beffa enorme, ma il masochismo nazionale potrebbe non aver toccato il suo fondo. Nelle sale oscure del potere, in quelle conversazioni melliflue che tanti film hanno rappresentato purtroppo seriamente, la partita a scacchi continua. In fondo si è sacrificato un pezzo importante, forse un alfiere, ma per aprire il gioco a uno spazio nuovo condotto con cavalli e torri...

Non resta che guardare e restare attoniti di fronte agli eventi. I conti dei fedeli e dei traditori, degli ostacoli e delle opportunità, proseguono ad un ritmo costante scandito dal suono di quelle macchinette conta soldi che continuano a cercare inutilmente di finire di quantificare il denaro dell'ex Presidente. Ne è conscio anche il nuovo Front-Man dello spettacolo di quella politica che desidera il potere per guardare agli affari propri e personali. Conosce il rischio, ma sta aspettando il momento buono per buttare il re giu' dalla torre senza sporcarsi le mani. Da Giulio Cesare in poi, la storia ciclicamente si ripete. E noi italiani sembriamo non imparare mai. Deve essere un virus tremendo quello del potere: rende ciechi, sordi, paranoici e soprattutto soli.

P.S.: Ma lo sapete che non si trovano foto di Coppia su internet... Strano...

giovedì 29 marzo 2012

Memorie di un Weekend

Eventi incredibili che si manifestano improvvisi, ma che vanno immortalati a caratteri piccoli e fitti per non rimanere solo in bit di immagini piu' o meno a fuoco, ma in parole scritte da una mente poco lucida...

E' stato cosi' il sabato 24 marzo 2012, data scolpita nella memoria quanto quella dell'8 ottobre 2010. Non puo' essere un racconto dettagliato il mio. Filtrato attraverso dei liquidi pensieri un po' colorati tra l'arancione spritz e il rosso Salice, il ricordo non è in sequenza e mi giunge alle orecchie rumoroso ma vivido e felice.

Siamo entrati nel locale sulle note di una Streets incantata in un Joshua Tree che sopravviveva al nostro assalto. Pochi minuti lasciati al vino, e ecco che il cibo ha iniziato a piovere sulle nostre tavole come una cascata inarrestabile. Tavolate splendide di persone sorridenti, felici di esserci e di ritrovarsi. Battute a raffica in un casino da stadio. Via di fritto. Via di musica. Via di vino...

E poi lo spogliarello impazzito, i racconti di Bono, la documentazione live imbarazzante per numero e per qualità. E i commenti a 360  gradi di angolo e di temperatura... Esibizioni corali che rendono la musica veicolo spaziale nell'orbita degli incontri che potrebbero essere arricchiti da un concerto dal vivo, ma che già cosi' sono stupendi momenti simili a una tempesta elettrica...

Essere in quel momento parte del gioco è un dovere, un piacere e un bene grande, in quell'abbraccio che ha reso tanti di noi ONE...

Mentre ci avviciniamo allo scadere di una settimana dall'evento, mi ritornano negli occhi una serie di immagini che non sono su nessuna macchina fotografica che non siano le mie retine o che io non stia inventando. Un venditore di rose, dei cioccolatini, degli abbracci sinceri, dei sorrisi illuminati, dei vitellini e delle pecorelle, dei profumi di cibo e delle donne bellissime... Passerà del tempo prima che si ripeta perchè è cosi' che succede.

Pero' io credo sia fantastico tenere ancora per un attimo un ricordo per sentirne il sapore dolce e amaro, e a tutti voi che leggerete, la dedica di un attimo speciale...


domenica 11 marzo 2012

Dipendenze e indipendenze

Ho sempre odiato le dipendenze. Forse in passato devo anche averne scritto, ma stasera non me ne ricordo... Posso solo dire di aver lottato e battuto una serie di cose che mi si erano appiccicate addosso e che avevano iniziato a rubare troppe delle mie risorse cerebrali...

Ho parlato di cose, e su quelle credo che l'indipendenza sia cosa sacrosanta. Ma proprio perchè nella categoria "cose" non si possono far rientrare le persone (o almeno una discreta quantità di esse...), faccio un degno distinguo. Per le persone sviluppo delle dipendenze da cui non voglio liberarmi. In genere stabilisco dei legami forti, dei vincoli su cui appoggiare e far girare un po' del mio mappamondo personale. Riconoscere che questo accade è stato importante. Come lo è il fatto di capire che per gli altri non è cosi'. Ognuno a suo modo decide che ruolo darti nella sua vita, basandosi su com'è e quanto è disposto a investire in un rapporto. Ci sono quelli che pensano di dover dare perchè prendono, e quelli che invece prendono e non riconoscono il fatto di non dare nulla in cambio.

Potrebbe sembrare un discorso di basso profilo quello del dare e avere, ma solo la letteratura è piena di ipotetiche relazioni in cui si fa tutto per nulla. Alla lunga, sono situazioni destinate a esplodere fragorosamente o a morire silenziosamente. Entrambe fini poco entusiasmanti, e in ogni caso fini...

Piu' o meno dignitosamente fregarsene di un numero considerevole di persone se non quando se ne ha voglia e spazio, significa dire che no, non abbiamo una dinamica in evoluzione nei nostri rapporti con i prossimi... Certo che non puo' essere con tutti lo stesso, ma credo che sia bene provare a essere realisticamente equilibrati. Per quanto difficile sia dirsi "non me ne importa abbastanza", vale forse di piu' di un messaggio finto e di una distanza sostanziale...

E sia una nuova settimana...

mercoledì 7 marzo 2012

La Tombola dei Wiener Philharmoniker e le risposte automatiche

Dal 2 di gennaio, si può riempire un form per partecipare all'estrazione di un certo numero di biglietti per il concerto di Capodanno dell'anno successivo a Vienna... Ovviamente non parliamo di un regalo: devi avere il colpo di fortuna (anche detto botta di culo) di poter accedere all'acquisto. Poi via di svariati fogli colorati con i simboli delle Nazioni Europee... Insomma pagare prego!

Nel mio nuovo "cogli l'attimo" style, ho provato a registrarmi per partecipare al tombolone. Credo sinceramente di non essere l'unico al mondo ad avere la stessa idea. Forse se già mettessero un gettone da 1€ per ogni persona che applica, ci sarebbe spazio per un pò di beneficenza. Ma questo è un altro discorso...

Insomma oggi lettera di risposta automatica. Ci spiace. Se lo guardi in TV, infiocchettato in un "we regret" e un "we hope you will apply again"...

E adesso mi domando dove sia la fabbrica dei risponditori seriali. Un deposito di "una frase per ogni occasione" che poi seleziona più o meno a caso delle combinazioni per dirti in veste di meringa più o meno gonfia, dove andare a metterti le tue richieste, application e cartelle della tombola.

Nella mania di ridurre il lavoro delle singole persone, anche il ruolo comunicativo di chi deve avere a che fare con il pubblico sembra depauperato di ogni umanità. E mi viene da chiedere perchè dobbiamo semplificare cosi' tanto. Una fredda e spiacevole comunicazione formale diviene un momento di contatto alquanto dolorosa. 

La risposta è semplice: nessuno ama dare le cattive notizie. Nessuno ama dover spiegare delle motivazioni cercando di non offendere il prossimo, anche se di fatto quest'ultimo è già immancabilmente offeso dal rifiuto, dalla sconfitta e dalla scarsa fortuna... Purtuttavia, sotteso, è il principio di non prendersi la responsabilità. Di non voler giustificare e rispondere a domande scomode che a volte risposta non hanno.

Seppure tutto ciò è comprensibile, non lo trovo apprezzabile e resto dell'idea che, con tutto l'aggravio di lavoro e di sforzo che ci sta dietro, ci potrebbe essere qualcuno capace di dire le cose come stanno. Servirebbe anche a non lasciare dubbi, a migliorare chi vuole migliorare. Ovviamente questo non si riferisce alla tombola di Vienna, ma ci sono arrivato con tutta quella serie di incomprensibili connessioni che la nostra mente sa fare e sulle quali non abbiamo (per fortuna) controllo. E va bene così...

giovedì 1 marzo 2012

Scontato, ma sincero. Per Lucio Dalla

Non è che una persona che non conosci, non frequenti, non ricordi direttamente ti possa mancare. Non c'era e non ci sarà.

Pero' per alcuni personaggi pubblici, non è così. Lucio Dalla è un pezzo della cultura italiana della canzone degli ultimi 50 anni, e come tale, ne siamo permeati tutti. Canzoni indimenticabili, un personaggio anormale, ma capace di creare e di influenzare, di vivere e di fare senza essere vuotamente sotto i riflettori. La sua è quella musica storica, quella che aveva delle note chiare e distinguibili che ci sono dentro senza che neanche le possiamo più distinguere.

Al di là di ogni momento retorico, io credo che sia strano pensare che una persona che ha scritto e comunicato della musica che resta, non sia poi lì all'infinito. Neanche perchè ci si aspettasse che avrebbe continuato a produrre cose belle come quelle del passato, ma soprattutto per quella sicurezza che ci possono dare delle costanti.

Nel ripercorrere opere belle e meno, mi viene in mente l'esperienza personale di un concerto dal vivo con De Gregori 2 anni fa. Attraversando la loro storia musicale e svariate generazioni di persone, i due ci portarono verso canzoni che conoscevamo senza averle mai cantate, perchè parte del nostro tempo. E personalmente trovo che questa sia la cosa più bella per un artista e per il suo pubblico: essere parte di una consuetudine che raggiunge il profondo di tanti.

Di norma non avrei scritto su queste pagine di un personaggio pubblico scomparso. Lo ho fatto in passato per criticare atteggiamenti di recupero di amicizia e di divinizzazione. Però questa volta ho pensato a come anche altri hanno lasciato dei vuoti nel nostro universo mediatico e mi sono ritrovato a considerare che proprio questo cantante ci ha lasciato delle gocce di poesia tanto italiana e piena di sentimento. E un grazie, ci stava bene...

Note per Viaggiatori Occasionali...

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Capotreno e Viaggiatori