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sabato 31 ottobre 2009

La sindrome dell'essere di troppo

Questa é una sindrome comune, eppure ci sono molti che ne sono immuni. Proprio per questo é una sindrome, perché ci sono le eccezioni. Personalmente la vivo, ma non divagherò su me stesso, perché mi interessano i contorni della patologia.
La sindrome dell'essere di troppo ti prende spesso e a tradimento. Non necessariamente qualcuno ti innesca la sensazione che i conti non tornino. Spesso autonomamente le situazioni si presentano strane e allora un malessere si diffonde dallo stomaco. Si inizia a cercare affannosamente una via di fuga, ma soprattutto inizia a rombare sordo il tuono della rabbia di sentirsi costretti in un punto dove non si vorrebbe essere, e ancor peggio non si comprende come ci si sia arrivati. E tanto tuonò che piovve, ci si inizia a divincolare con le scuse più improbabili, spesso anche ridicolmente, e incapaci di esprimere a parole una sensazione che viene dalle viscere e dolorosamente sale...
La sindrome può essere innescata dal comportamento altrui, dal proprio essere antisociali, dal mero discorso della disparità numerica e della asimmetria. I primi due sono fattori profondamente soggettivi, mentre gli ultimi, essendo legati alla matematica e alla geometria, hanno la loro oggettività. Essendo però la sindrome legata a un tratto caratteriale del tipo timidezza, insicurezza, insofferenza, non c'é modo di prevedere quando il fenomeno si verificherà e quale sarà il livello di sopportazione prima di trovare la giusta chiave di fuga. Più la si tira per le lunghe, più la possibilità di iniziare più o meno segretamente a bestemmiare si accresce. Gli ignari astanti, in base alla loro sensibilità possono fare un tentativo di rimettere le cose al loro posto, ma solo i migliori hanno la possibilità di interferire positivamente per frenare o eliminare l'impulso di conservazione della propria sanità mentale. Alla fine la sindrome é un duro coacervo di solitaria introspezione e carenza associativa: in altre parole un rompere le palle a se stessi e agli altri facendo anche in modo che sia chiaro a tutti!

domenica 15 febbraio 2009

La sindrome dell'Action


Oggi c'è il sole, ma è inutile che vi dica come vivo la domenica perchè sono certo di averla descritta a più riprese sul blog, e non ho cambiato abitudini... Stare a casa e non andare per supermercati ha però un risvolto benefico: riesco a scampare, anche se per poco, alla mia sindrome dell'Action...

Dovete sapere che qui le offerte nei supermercati vengono indicate con il termine Action. In genere i prodotti "beneficati" dallo sconto, hanno degli appariscenti bollini arancioni o delle etichette gialle che attirano l'occhio del consumatore tipo. IO sono un tipico consumatore tipo, e non solo le mie pupille, ma tutto il mio corpo inizia a fremere per la possibilità di acquistare a prezzo ridotto le cose più disparate... Prima di trasferirmi qui, non andavo a fare la spesa. Avendo vissuto sempre a casa, nei supermercati ci ero sempre andato per aiutare più che per comprare... Ero completamente distaccato da qualsiasi condizione di prezzo, e le offerte speciali non mi colpivano per niente...

Ma da quando sono qui, sono completamente in balia della capacità comunicativa del marketing da supermercato: appena vedo un bollino arancione, ne sono irresistibilmente attratto, e seppure entro nel negozio con una chiara lista, ne esco sempre con almeno due o tre prodotti in più di cui generalmente non ho alcun bisogno, ma che erano ribassati... Per non parlare poi di quando le offerte sono su generi che comprerei comunque: lì mi scateno senza freni in una lotta all'arraffo che ha qualcosa di pre-bellico! Un esempio per tutti è stato il mio acquisto di circa 100€ di biscotti del Mulino Bianco, che ho consumato in circa 6 mesi... Avrò pure risparmiato, ma a ripensarci quando sono uscito con 5 buste piene di biscotti, mi sono sentito da un lato stranamente soddisfatto, e dall'altro profondamente idiota...

La consapevolezza della sindrome, non aiuta per niente. Ormai è da tempo che so che cederò, ma la mente non può nulla contro l'approccio viscerale alla conquista del genere di consumo... Sono certo che A di A+M se la riderà leggendo questo, perchè in fondo anche lui ha una parte in questo mio declino morale all'interno del vortice consumistico...

Molti interrogativi mi si aprono quando spalanco le porte delle mie numerose dispense: cosa ne farò di 10 spugne per la cucina se ne uso 2 ogni 4 mesi? Quando consumerò i 15kg di pasta dell'ultimo ribasso? Perchè ho delle scatolette di tonno giganti che solo una truppa potrebbe mangiare?

La giustificazione è sempre uguale, tremendamente uguale: erano in Action...

domenica 12 ottobre 2008

La sindrome della LISTA



A proposito di sindrome, qua non ce ne sarebbe solo una ma un esercito! Ma cominciamo dalla più ricorrente e onnipresente: la sindrome della lista.
Dovete sapere che io nacqui dotata di memoria prodigiosa e perciò la mia testolina riteneva ed emetteva impegni anche a giorni di distanza senza veruna difficoltà. Ma, e purtroppo, le vicissitudini, gli eventi e un certo disinteresse generale e non ultima l'età incalzante e progressiva e ineluttabile hanno modificato tutto ciò e quindi nacque lei: LA LISTA.
Orbene, al lavoro o a casa io ho un quaderno e su di esso scrivo giorno per giorno tutte le cose da fare o da comprare o da vedere, tipo (leggo dalla ultima lista):
  • barattoli piccoli
  • cuscini divano
  • mobiletto con lavagna
  • gambero rosso ottobre
  • speciale cioccolato cucina italian (OK)
  • telefono ad aggiustare
  • oste sedia
  • reggiseno (?)
  • tre articoli della costituzione italiana (OK)
  • i 10 punti delle norme penitenziarie europee (OK)
  • Mr Magorium e la bottega delle meraviglie
  • brocca brita vicino al vegetariano
  • 4 relazioni
  • progetto sapa
  • balsamo
  • spazzolini
  • seminario STAP 15 16 e 17
  • viaggio svizzera
  • veterinario
  • mercato parco della gravidanza
Come vedete è tutto un po' mischiato e un po' criptico ma io mi capisco. Allora, quando esco prendo un foglio dal blocco fogli colorati e riciclati e ci riporto le cose che sono sul percorso o che sono urgenti.
Poi procedo. Ah, naturalmente la LISTA serve per costringermi a fare le cose e non vi dico come sono quando faccio formazione, un delirio.
Ma serve? Bah! Le cose da fare che mi piacciono o che ho voglia le faccio, quelle che non mi piacciono le rimando lo stesso, con l'aggravante che mi viene pure il senso di colpa. Utile, no?
Per quelli che sono del mio stesso luogo natio, l'ultima annotazione è abbastanza chiara, per quelli che non sono del posto traduco:
Il parco della rimembranza è un bel posto con fantastica vista sul mare e il giovedì ci fanno un mercato enorme, molto bello e con roba chic; è detto il parco della gravidanza perchè quando io ero giovinetta ci si andava in macchina a fare quelle cose lì. E' da un bel po' che ci vado solo per andare al mercato.
Gli OK sono le cose fatte. Quando diventano troppe e ci si incasina si riscrive tutto su un foglio nuovo.
E poi quando esco prendo la lista da asporto, che sarebbe il foglio colorato dove ho riportato le cose da fare, mi faccio il percorso e vado. Poi mi perdo nei miei pensieri, passo davanti ai negozi e mi scordo di tutto, arrivo a casa, ripesco la lista e dico acci!!
Fantastico, no?

La sindrome di Ikea


Non ho mai studiato abbastanza quella definizione di generazione X che tanti hanno affibbiato a me e coetanei qualche tempo fa. Essendo lettore di fumetti, la X per me era quella degli X-men, supereroi mutanti di cui anche qualche film non male è stato prodotto... Ma forse qualcuno di voi lettori, può dipanare il mio dubbio...

Molto più calzante secondo me è la definizione di generazione di Ikea e conseguente associata Sindrome (sì, sto aprendo un ciclo di post su questo argomento, se avete sindromi di cui parlare, scrivete pure...).

Cosa contraddistingue la generazione di Ikea? Beh, prima di tutto siamo accomunati dal fatto che nella maggioranza dei casi abbiamo dovuto traslocare da qualche parte e mettere su una casa che di definitivo ha ben poco, figuriamoci i mobili. In questo senso di transitorietà, quale migliore aiuto di una serie di oggetti a basso costo, molto spesso svelti e piacevoli alla vista, ma senza la pretesa di durare nel tempo? In secondo luogo, per me, Ikea è una infinita forma di standardizzazione: sentirsi parte di un grande popolo che possiede le stesse cose, ha qualcosa di rassicurante come la partecipazione ai mega eventi di massa: dà la possibilità di sentirsi normali, accettati... E' una ambizione legittima che si perpetua da millenni, con l'accettazione di compromessi più o meno grandi con il proprio modo di essere... Inoltre il montaggio di mobili di Ikea è momento unificante della vita dei molti individui che ne vengono coinvolti. Non ho trovato finora nessuno, tra i colleghi giunti in Svizzera, che non abbia i suoi aneddoti da raccontare sulle fatiche erculee per assemblare l'assemblabile e le esperienze tremende con viti, bulloncini e pezzi vari... Allo stesso tempo, nei racconti divertiti, c'è sempre anche il ricordo di amicizie nate e consolidate dalla fatica, di esperienze unificanti...

La sindrome di Ikea è quella che ti fa recare in maniera compulsiva nel megastore, a comprare dei pezzetti mancanti per la tua casa, anche quando tutto sommato si tratta di oggetti del tutto superflui e dal valore aggiunto bassissimo... Si va perchè si coglie l'occasione, e un pò si rimpiazza quel luna park che ormai i videogiochi hanno spazzato via... La filosofia del centro commerciale come punto di incontro e riunione, molto americana quanto poco italiana, trova in Ikea il suo massimo esemplare. Mangiare, bere, dormire, esplorare, bivaccare: tutto si può fare nelle case Ikea. Quindi questo mondo autoconsistente ci attrae e avvolge come una calda coperta... Solo uscendo dal negozio con qualcosa sotto al braccio, però, la soddisfazione è completa...

E nella vita reale, la leggenda che avvolge il signor Ikea, lo rende un personaggio affascinante... Non so dove io abbia sentito la storia che Egli vivrebbe una vita dal bassissimo profilo, circondato dai mobili di sua produzione, ma senza alcuna concessione al lusso... Cosa significhi ciò non mi è dato dire. Ma azzardo: una volta che abbia avuto i mobili di Ikea e sia stato contagiato dalla sindrome, non te ne libererai più!

sabato 11 ottobre 2008

La sindrome di Atlante


Chissà se sto coniando una definizione per quella sensazione più o meno piacevole di reggere il mondo sulle proprie spalle... Se è così, d'ora in poi rivendicherò il copyright, altrimenti tutti i diritti sono registrati a un altro...

Ma, tornando all'argomento, in base ai momenti che si attraversano, la Terra è una palla non perfettamente sferica pesante o leggera... Certo quando ti si va a incuneare proprio in mezzo alle scapole stracciando deltoidi e provocando ernie varie, viene proprio voglia di lasciarla cadere. Il problema è che sembra quasi che il movimento di rilascio costi una fatica superiore alle proprie forze. E allora lì, schiacciati a sostenere!

Quando invece tutto va bene, si ha tanta energia che il peso sembra pari a quello di un pallone pieno di elio. Sembra quasi che la vita (cioè il globone azzurro), stia volandosene via e che dobbiamo fare fatica per tenercelo sulle spalle e non perderlo nell'universo scuro...

Ebbene, tutta questa metafora per dire che, secondo me, il nostro mondo, ha generalmente sempre lo stesso peso, e che il nostro ruolo mitologico lo dobbiamo prendere un pò come viene. Purtroppo, ma io direi per fortuna, della palla non ci liberiamo. L'unica cosa importante è che quando la gravità diventa pesante, non tendiamo pericolosamente verso quell'angolo pi-greco mezzi (pi/2) che rovinose cadute addusse a tutti...

Note per Viaggiatori Occasionali...

Questo blog attualmente non contiene pubblicità esplicita e se ce ne è di occulta non lo sappiamo neanche noi che siamo gli autori... Per il copyright, esso è di chiunque lo reclami e possa dimostrare che le sue pretese hanno un minimo fondo di verità. Se inavvertitamente qualcosa coperto da proprietà intellettuali varie è stato usato, vi preghiamo di segnalarcelo, perchè provvederemo a riparare alla disattenzione che nessun vantaggio economico e morale ci porterà...

Capotreno e Viaggiatori