Racconti di viaggio lungo i percorsi della vita...
martedì 21 ottobre 2014
Il ciclo Australiano (1): Perth, i pinnacoli e la sabbia...
Come detto, Perth. Città di cui conoscevo il nome solo per i campionati mondiali di nuoto che ci furono alcuni anni fa. Siamo atterrati con il buio di fine inverno delle 17:30. Poco da vedere quindi, ma la gioia incontenibile di rimettere i piedi per terra per iniziare un percorso lungo ed eccitante attraverso un continente lontano...
Abbiamo scoperto subito che il motto "The Bigger The Better" è una realtà al limite di una filosofia. Palazzi e strade non misurabili con un metro europeo, ma piuttosto con un salto da marsupiale... Pulizia e tranquillità visibili e percepibili... Camminare in giro una condizione serena... Nel complesso un'Australia che diventa reale. D'altronde un irreale vuoto nei grandi spazi della città. Nessuno in giro dalle 18 in poi. Ristoranti faticosamente disponibili... Il dubbio di palazzi fantasma...
Il sole della mattina dopo ci ha portato il sorriso dell'Oceano e i colori di una strada rossa e calda. Dune di sabbia e il primo di una serie di lunghi e emozionanti percorsi pieni di scoperte... Inatteso, fuori dai sobborghi cittadini, un mondo esteso a perdita d'occhio dai colori sempre variabili... Fino a vedere l'oceano, il deserto e le dune di sabbia in una sola giornata...
Un'accoglienza che ci ha ridato le ore trascorse in volo. Con l'unica nota disarmonica dell'impossibilità di cenare dopo per 21, se non ricorrendo al Mediterraneo Nando's e al suo pollo Piri Piri che ci ha salvato da un digiuno immeritato...
Perth non è indimenticabile. Ma lo è stata senza dubbio la sensazione di essere dall'altra parte del globo terracqueo e di non essere a testa all'ingiu'. E la sveglia successiva lontana da tutto e da tutti e all'inseguimento di meraviglie tutte da scoprire!
lunedì 26 maggio 2014
Vittorie, sconfitte e stili
martedì 20 maggio 2014
Le Elezioni Europee in Italia e la mia Utopia
domenica 11 maggio 2014
Il nuovo che avanza eppure arretra
Tra l'altro si può essere sfortunati e avere diverse interfacce problematiche. Persone che non hanno a cuore nient'altro che l'affermazione del proprio ego o che non sanno comunicare le loro necessità né il loro punto di vista. In questo modo possono anche avere ragione, ma nessuno sarà disposto a riconoscerla. Anni addietro non sarei stato un buon project manager. Avevo troppa voglia di essere protagonista e di essere riconosciuto per le mie capacità. Oggi ho capito che proprio il saper ascoltare e il dare spazio è la chiave per avere una posizione di guida. Aiutare gli altri e tenere le orecchie aperte crea uno stato di rispetto e di collaborazione profondamente proficuo e l'empatia che ne segue rende tutto più semplice e possibile.
domenica 4 maggio 2014
L'Italia Semplificata
Leggo il mio filtro Facebook con la consapevolezza che molte persone, fortunatamente non tutte né necessariamente una maggioranza, diffondano titoli e spot senza andare a cercare alcuna conferma di ciò che affermano.
Ancora più indigeste mi sono le generalizzazioni che sanno esprimere coloro i quali odiano senza voler comprendere. Ci sono ignoranti che restano tali per loro scelta. Sono quelli che non vogliono mai andare a vedere più di quello che viene detto dal primo intervistato per confrontare le versioni.
Ieri ho visto scrivere sul beneamato Faccialibro ad un conoscente molto lontano che il popolo napoletano si era comportato secondo le sue tradizioni allo stadio di Roma lanciando i petardi e facendo i soliti casini. Mi ha disgustato questo accollare a una città e al suo milione di abitanti, il comportamento assurdo di un gruppo di persone che va allo stadio. Ovviamente rivendicando implicitamente la superiorità di altre tifoserie, cosa che mi piacerebbe vedere confermata con dei dati.
Ma la colpa è di quell'approssimazione inaccettabile che si è negli ultimi 20 anni allargata in un canyon dai bordi in continua demolizione. Essendo un ingegnere con esperienza di misure, sono il primo a dire che ogni cosa porta con sé un'incertezza: non esiste il valore perfettamente misurato. Però conta l'accuratezza con cui si riesce a distinguere un valore dall'altro per capire di quanto ci possiamo sbagliare con le nostre affermazioni. Ebbene valutare questo è inevitabilmente il punto di discussione.
Berlusconi, Grillo, Renzi e tutti i loro sottoposti, ricevono delle notizie parziali o le creano, senza verificare in alcun modo la fondatezza delle fonti. Le smentite non contano e non sono richieste. Tutto passa velocemente nell'immaginario del cittadino medio manipolabile. Restano però le tristi semplificazioni a dominare e a guidare le scelte. Ogni errore per inaccuratezza aggiunge il suo peso a quello precedente e così la distanza dalla realtà cresce senza memoria delle motivazioni di certe scelte e senza alcuna possibilità di recupero.
E' il momento per me di pesare le affermazioni. Di ricontrollare cosa è vero e cosa non lo è. Di non dare spazio solo alle sensazioni della propria pancia, ma piuttosto di parlare in concreto con qualche dato ragionevolmente sicuro. Basta dire che i napoletani sono un popolo di delinquenti. Si costruiscano i numeri dei malavitosi e si dicano le percentuali di pregiudicati in città. Sarà alta forse, ma le discussioni potranno poi andare in direzioni composte sul che fare.
Basta dire che l'Euro è il problema d'Italia: si dica esattamente il perché esso avrebbe distrutto e starebbe distruggendo l'economia senza quella vaga spiegazione che quando c'era la lira le cose andavano meglio.
La si smetta di andare in TV a discutere senza concludere. Perché gli assunti si confutano ogni volta e basta dire che una cosa non è vera affinché la realtà non conti più.
A cominciare da me che scrivo, sogno di poter sfruttare le potenzialità delle tecnologie di oggi per formare un'idea personale e una visione di quello che succede.
Perché le facili generalizzazioni, le semplificazioni di massa rimbalzate a destra e manca, ormai ci hanno anestetizzato al punto di non percepire più la realtà. E mentre guidiamo il nostro treno a tutta velocità in questa nebbia potremmo improvvisamente trovarci su un binario morto...
giovedì 9 gennaio 2014
Occhi aperti sull'universo
Dai suoi occhi grandi aperti sull'universo, vedi un dolce cuore che batte forte per sentimenti che attraversano le galassie senza mai diventare nebulosi.
domenica 22 dicembre 2013
Nell'Italia dei Media chiacchieroni
Non credo che sia giusto quello che i media fanno in Italia. La proposta indifferenziata viene a trattare ovunque gli stessi argomenti semplicemente variando il filtro che provvede a colorare le immagini. L'approfondimento e la verifica delle notizie sono rigorosamente assenti. La sintesi brutale va sul sentito dire. Spiacevolmente non si salva nessuno. Chi si dà a interminabili premesse dense inevitabilmente di opinioni personali e che di conseguenza influenzano i riceventi, non fa un buon servizio. Ancora peggio quella tendenza al sensazionalismo e il gioco sull'orrore, basato su parole che colpiscono l'immaginazione quando non ce n'è alcun bisogno.
In una continua lamentela diretta ad indicare tutto quello che va male da un punto di vista specifico, arrivano davvero di rado le notizie di esperienze virtuose da imitare. Non si chiede al giornalismo di essere una guida per il paese, ma forse piuttosto di non seguire solo la situazione del giorno rendendola un malessere estremo.
Anche il seguire la politica in maniera ossessiva non aiuta. Ai cittadini interessa forse di più sapere in parole riassuntive cosa praticamente accade a tutti, e non chi dice come e perché. Vogliamo sapere cosa hanno partorito le menti geniali che sono in parlamento e rappresentano la nostra elite tecnico culturale. I loro litigi hanno senso solo se producono un risultato concreto. E quello che a me personalmente interesserebbe sono le conclusioni. Non partecipiamo direttamente al processo decisionale, ma prendiamo le conseguenze e a quelle dovremmo avere la possibilità di ribellarci con l'aiuto dei media.
Forse la mia è una visione limitata. Forse una semplificazione. Ma l'estenuante gioco delle chiacchiere con l'interpretazione delle intenzioni di tutti che valgono il tempo di un battito d'ali per essere smentite, è un tragico sovraccarico che mette polpa marcia a coprire la sostanza.
Se anche l'informazione dimagrisse e il bombardamento di inutilità non avvilisse in modo deprimente gli spiriti reali di chi in difficoltà lo è, forse le istanze veramente importanti e più che altro veramente vere, guadagnerebbero spazio...
mercoledì 11 dicembre 2013
Racconto di Natale
venerdì 29 novembre 2013
Senza alzare la voce
Quando pero' ci si deve limitare al telefono, i silenzi, le pause e i cambi di tono restano l'unica via per interpretare il senso di quel turbine di emozioni che vorticosamente ci prende al cuore.
E' comune che si giunga ad alzare la voce oltre il tono naturale. Per chi come me è già normalmente rumoroso, significa sembrare concitato o arrabbiato. Non è sempre cosi'. Piu' spesso si tratta di una partecipazione intensa che prende anche il nostro lato emozionale. Il portare avanti delle idee diviene un deciso cambiamento di tono con picchi e valli acuminati e profondi che sconcertano.
Sarebbe bene imparare a portare avanti le proprie istanze senza alzare la voce. Non bisogna essere monotoni, ma allo stesso tempo bisogna riuscire a immedesimarsi negli altri per capire cosa possiamo fare di male a chi ci sta di fronte con una diversa sensibilità.
E' un lavoro duro su noi stessi che sembra non terminare mai. L'autocontrollo ci svuota e ci lascia esausti, ma il lasciarci andare ai nostri lati dominanti puo' inutilmente ferire. L'esercizio di pazienza e la rigorosa applicazione delle parole che non prendono i toni dell'offesa, alla fine puo' insospettabilmente ripagare in un benefico momento di ascolto e comprensione.
Dietro un buonismo simulato in abito da prete, c'è in me la sensazione che il mondo urlato, benchè lungi dallo scomparire, possa essere combattuto da noi stessi in un tentativo sincero di avvicinarsi agli altri...
E buonanotte...
domenica 24 novembre 2013
Cina
Un volto diverso della Cina. La città antica, ma francamente anche un po' vecchia. Cavi elettrici penzolanti ovunque, una pulizia approssimativa, una povertà sottintesa. I motorini come taxi ufficiali e senza misure di sicurezza all'interno del solito traffico "constrictor". Le bancarelle di cibi meno esotici del previsto, ma di qualità prevedibilmente bassa. Se gli spiedini di calamaro provengono da un marciapiede confinante con la strada e da una inquietante scatola di polistirolo non refrigerata per una giornata intera, forse noi europei potremmo soffrirne.
Ma anche Xian una città imperiale fondamentale. E i suoi monumenti a testimoniare epoche andate. Anche qui con un pezzo di tarocco: la maggior parte edifici ricostruiti per essere contemporaneamente memoria e bene comune. In un mix a volte sconcertante di tradizione che si mescola alla nuova Cina degli edifici enormi, nuovi e allo stesso tempo troppo spesso dozzinali.
Ma è anche forse la città che più possiamo comprendere. L'antica porta alla Cina è oggi un centro finanziario irrinunciabile per il mondo e conseguentemente ricco di influssi ormai indistinguibili e che fanno sentire coinvolti tanti, ma forse a casa nessuno. Un albergo neutro per una gran massa. Una casa instabile per tanti altri che aspettano che il loro tetto venga schiacciato dal pachidermico piede dell'ennesimo colosso di cemento armato. Risucchiati innaturalmente ad altezze vertiginose, lottano tutti per la propria stabilità. Tra 24 linee della metro e decine di viadotti e di uscite dell'autostrada, gli uomini sono punti consapevolmente invisibili che non possono riconoscersi.
È tuttavia una città discoteca perché riesce a stupefare con suoni e colori. Cosa resti di questa modernità tanto attuale eppure tanto anacronistica non è chiaro. Non credo che vivere in un simile ambiente sia facile. L'impressione è che la droga della velocità sia assorbita in modo inconsapevole e che poi renda inaccettabile un rallentamento. Effetti collaterali si vedranno nel lungo termine...
Note per Viaggiatori Occasionali...
Capotreno e Viaggiatori