martedì 21 ottobre 2014

Il ciclo Australiano (1): Perth, i pinnacoli e la sabbia...

Inizio da Perth il racconto del nostro viaggio Down-Under... Ci sono stati prima tanti mesi di preparazione, scontri furiosi con un'agenzia di viaggio assente e impertinente, il lavoro sempre al limite, ma alla fine l'aereo si è alzato da Zurigo rombando silenziosamente ma profondamente... Primo passo Dubai e il suo Duty Free per shopping addicted. Poi un secondo lungo Hop per atterrare tra canguri, Koala e anche persone...

Come detto, Perth. Città di cui conoscevo il nome solo per i campionati mondiali di nuoto che ci furono alcuni anni fa. Siamo atterrati con il buio di fine inverno delle 17:30. Poco da vedere quindi, ma la gioia incontenibile di rimettere i piedi per terra per iniziare un percorso lungo ed eccitante attraverso un continente lontano...

Abbiamo scoperto subito che il motto "The Bigger The Better" è una realtà al limite di una filosofia. Palazzi e strade non misurabili con un metro europeo, ma piuttosto con un salto da marsupiale... Pulizia e tranquillità visibili e percepibili... Camminare in giro una condizione serena... Nel complesso un'Australia che diventa reale. D'altronde un irreale vuoto nei grandi spazi della città. Nessuno in giro dalle 18 in poi. Ristoranti faticosamente disponibili... Il dubbio di palazzi fantasma...

Il sole della mattina dopo ci ha portato il sorriso dell'Oceano e i colori di una strada rossa e calda. Dune di sabbia e il primo di una serie di lunghi e emozionanti percorsi pieni di scoperte... Inatteso, fuori dai sobborghi cittadini, un mondo esteso a perdita d'occhio dai colori sempre variabili... Fino a vedere l'oceano, il deserto e le dune di sabbia in una sola giornata...

Un'accoglienza che ci ha ridato le ore trascorse in volo. Con l'unica nota disarmonica dell'impossibilità di cenare dopo per 21, se non ricorrendo al Mediterraneo Nando's e al suo pollo Piri Piri che ci ha salvato da un digiuno immeritato...

Perth non è indimenticabile. Ma lo è stata senza dubbio la sensazione di essere dall'altra parte del globo terracqueo e di non essere a testa all'ingiu'. E la sveglia successiva lontana da tutto e da tutti e all'inseguimento di meraviglie tutte da scoprire!

lunedì 26 maggio 2014

Vittorie, sconfitte e stili

Alla fine ce l'ha fatta Renzi e il suo partito a prendere la maggioranza dei voti in Italia per il parlamento europeo. Non essendomi informato bene, non parlo delle regioni e dei comuni per non sbagliare.

C'è qualcosa da dire in merito? Da parte mia no. Né congratulazioni né troppo entusiasmo. Una notevole attenzione però e un sicuro incoraggiamento a mettere le cose in moto. E' questo il compito del governo e dei politici: affrontare dal loro punto decisionale le problematiche di tutti e dare delle risposte. Tenere svegli i cervelli e spingere in ogni direzione per migliorare le condizioni di vita dei cittadini. E andare da qualche parte, magari non verso un precipizio, ma andare dove serve alle persone.

E' questo il senso che bisognerebbe dare ai risultati elettorali. Mi è piaciuto che ci sia stato un messaggio per dire che ci si rimetteva in moto subito con l'attività di governo. E' un'assunzione di responsabilità senza lodarsi per non sbrodarsi. E' un segno dell'urgenza che vive l'Italia, in attesa da troppo che la politica smetta di parlare di se stessa e si dedichi al suo lavoro di servizio della cittadinanza. Stilisticamente io mi ritrovo in questo approccio che dopo un esame inizia a prepararne un altro. Resta un condizionale d'obbligo, ma anche la speranza.

E' invece uno spettacolo poco edificante quello di chi non ha ottenuto l'affermazione che sperava, e masticando amaro ritiene sia sensato considerare stupidi tutti quelli che a maggioranza hanno fatto una scelta diversa. Non è più tempo di misere ripicche e di parole al vento. E' il caso di assumere la responsabilità di essere vigili e di portare veramente avanti le istanze di cambiamento che sono giuste con dei modi civili e collaborando.

Per fare una casa nuova, si fa prima e meglio dando una mano a mettere i mattoni al loro posto. Se ci si accorge che qualcosa non è come ci piace, è importante dirlo e discutere. Oppure contribuire facendo al massimo quello che si può dove si ha accesso. Ma bisogna sporcarsi un po' le mani di calce e cemento, perché se si sta solo a guardare come gli altri costruiscono male, non ci sarà un tetto per nessuno.

E' tempo di cambiare stile e mentalità e per tutti di dire come vogliono aiutare l'Italia a non sprofondare ancora più giù. Ma ancora una volta è un sogno...

martedì 20 maggio 2014

Le Elezioni Europee in Italia e la mia Utopia





In quelle poche occasioni in cui riesco a seguire la TV e le discussioni di politica, resto quest'anno veramente confuso sui temi. A ripensarci bene questa non è una sorpresa: negli ultimi vent'anni (e forse anche prima, ma vallo a ricordare...) non si discute più di temi reali, ma ogni occasione è buona per fare da un lato teatro, e dall'altra per dire quello che gli altri non fanno, non hanno fatto e non faranno. E' veramente irrituale che si vada a parlare di quello che il proprio partito e magari addirittura la propria persona in qualità di rappresentante andrà a fare ovunque ci siano le elezioni.


Tutto questo è ovviamente demoralizzante, ma ha in sé il germe della disfatta. Se da un lato per recuperare da una situazione difficile si deve avere il coraggio di riconoscere i problemi reali, dall'altro il disfattismo è un segno di abbandono della speranza che non porta da nessuna parte. Essere seduti in poltrona a fare gli allenatori della Nazionale, quelli che sanno sputare sentenze sulle scelte riuscendo però facilmente poi a lavarsi le mani della responsabilità di decidere alcunché, è internazionale e interculturale. Tuttavia è uno spirito che si è radicato profondamente nella cultura italiana. Non so dire se il vittimismo di Berlusconi e gli infiniti anni della sinistra siano stati gli autori di questo copione, ma di certo per quanto mi riguarda, il movimento 5 stelle ha assorbito questo atteggiamento. Grillo è poi un maestro della comunicazione e sa adattarsi meravigliosamente alle situazioni più disparate sfruttando a suo piacimento giornali e telegiornali affamati di infamie e raggirati senza posa. Bravo a lui e ai suoi che vedo avvicinarsi sempre più al loro modello e alla sua capacità di abbattere gli avversari in maniera raramente fine ma di certo efficace.

Ma il problema Elezioni Europee resta ed è pesante. Quegli illusi che pensano che la nostra economia sarebbe in grado di svincolarsi dal giogo sovranazionale, a cosa mirano andando in Europa? Quelli che vogliono liberarci dall'Euro, che cosa andranno a dire a Bruxelles? Gli altri che invece vogliono ottenere politicamente di più, che cosa contano di fare nel parlamento?

Nessuno parla di quello che realmente si vuole ottenere. Nessuno ha una visione che riesca a superare l'arco alpino. Mentre dovrebbero tutti capire cosa può venire all'Italia dal Nord, girando anche magari gli occhi a Est, Ovest e Sud, la concentrazione è sempre verso Roma e il governo. Abbatterlo lo scopo di vaste aree del parlamento. Vivacchiarci lo scopo di troppi altri.

Il punto critico è la mentalità: si pensa solo egoisticamente a come trarre un beneficio senza sporcarsi troppo le mani e tenendo in tavola non un piatto di spaghetti al pomodoro, ma delle linguine agli scampi. E questa deviazione dell'ottica si è talmente distribuita che rimboccarsi le maniche e pensare ad azioni concrete rischia di diventare un'anomalia contraria a ogni ragionevolezza.

Io non so se il governo stia facendo qualcosa di quello che ha promesso. A volte mi sembra ci siano scelte che andrebbero un pò approfondite. In altri casi però ho l'impressione che in un disperato tentativo, ci sia dietro a Renzi un gruppo di persone che delle cose le vuole fare. Ho già detto in passato che bisogna tentare e correggere quando non si è sicuri. Confermo che ci deve essere spazio per degli esperimenti che abbiano i migliori presupposti di riuscita. Se si rivelassero errati, se fatti in buona fede, la ruota girerebbe dando spazio al prossimo concorrente. Ma non riesco più a sopportare chi critica a 360 gradi perchè non è in grado di riconoscere altro che i rischi e mai le opportunità. Ancor peggio coloro che sono oltre il pessimismo cosmico e che sanno solo dire che andrà male. Ma a chiedergli cosa migliorare si trincerano dietro un temibile non lo so...

Nell'ottica di un futuro possibile, bisogna accendere la luce in una stanza che è avvolta dalle tenebre del tramonto, e anche se si è stanchi e scoraggiati, bisogna mettersi a lavorare fino a tardi per far rinascere un sentimento di speranza. 

A me piacerebbe tornare in Italia per lavorare come faccio qui, a volte fino allo sfinimento. Lo faccio per lo stipendio, certo, ma anche perché sento che sto mirando a ottenere qualcosa che sia valido per una organizzazione di persone che hanno l'obiettivo di continuare a mangiare. Ingigantendo la cosa, chiunque lavora per lo stato deve farlo affinché lui e tutti gli altri cittadini possano continuare a mangiare, sorridere, avere figli e godersi anche la vita quando possibile. Con un cambio di mentalità, con una scrollata forte e una svegliata a chi ormai si è spiaggiato, l'Italia deve ricominciare a nuotare e stare in una delle corsie della piscina di una finale olimpica. Non importa essere sul podio, ma basta tuffarsi in quell'acqua e dare tutto.

Incomincino i governanti, gli imprenditori e tutti quelli che hanno dei bottoni da premere, ma poi continuino tutti per proprio conto, perché dopo la comprensibile delusione di una serie lunghissima di disastri e di scelte orribili, si deve provare il tutto per tutto. Insieme, per chi può...

domenica 11 maggio 2014

Il nuovo che avanza eppure arretra

Sono in aereo questa volta e invece di dormire (cosa di cui pure avrei bisogno), ritorno a scrivere qualche riga sul fedele e mai dimenticato compagno degli ultimi anni e della mia vita da adulto.
Il treno della vita mi ha fatto incontrare molte persone per lavoro e più di tutto una persona con cui condividere le mie giornate. È come viaggiare in una carrozza molto frequentata e quindi con la difficoltà di organizzare il proprio tempo.  Se da un lato non mi devo giustificare con nessuno visto che credo siamo rimasti in ben pochi a leggere queste pagine,  dall'altro mi sento in colpa verso la mia vena cominicativa un po' repressa.
Dato il mio carattere profondamente logorroico, non mi mancano però le cose da dire e con questo mega-post ritorno a bomba sulla piazza dei viaggiatori pendolari di internet e dei suoi più o meno utili blog.

La politica italiana

Sarebbe scontato parlare di Berlusconi e dei suoi servizi sociali. No, io le notizie sull'ex cavaliere le salto a piė pari: continuare a dedicargli spazio è l'ennesimo segno di un paese che pericolosamente associa il gossip alla politica attiva. Uno solo non salva la nazione. Neanche Renzi sarà in grado di farlo se crede di poter gestire un paese senza l'aiuto di nessuno. Altre volte ho detto di quanto siamo individualisti, e questo è sul breve una risorsa di sopravvivenza,  ma nel medio lungo periodo una fonte di disgrazia. Non ci rispettiamo e siami lì ad attendere la prima scivolata per dire te l'avevo detto o ridere. Ma una mano ad evitare di cadere non sappiamo tenderla. È tanto vero questo che la nostra preferenza è per chi sta lì a irridere senza proporre, oppure per chi decide poco o nulla e non ci prova affatto. È questo il comportamento dei Polistellati da un lato,  e dei Berlusconiani dall'altro.  La terza via, quella del PD è anch'essa devastante: è una critica continua e una discussione infinita su aspetti intellettuali,  manovre e raggiri reciproci con il fine del potere. È questo incessante movimento delle pedine sulla scacchiera che rende la politica insana e immobile. Però io voglio sperare che tra errori e scivoloni, con aggiustamenti costanti delle scelte,  Matteo Renzi cerchi di saltare giù dalla scacchiera illuminata solo al centro, e provi a scoprire a tentoni cosa altro c'è al di fuori di quei palazzi dove si pensa troppo a conservare le poltrone e troppo poco a dare delle risposte.
Nel suo essere uno sbruffone irriverente, sta facendo quel casino che è l'unica via per cambiare qualcosa. Se riuscirà a abbattere alcune resistenze antiche, quelle di tutti quegli anziani ormai incapaci di vedere la realtà e che non hanno mai visto altro che il palazzo, sarà già un risultato. Poi gli errori ci saranno, ma l'intelligenza deve essere quella di riconoscerli e correggerli. Si vuole una ingiusta perfezione e un errore basta a decretare la fine di un uomo e la sua incapacità. Nel mondo reale, seppure spietato, non si può ragionare così. È importante attaccare un problema al meglio con delle idee. Se esse non si dimostreranno all'altezza delle attese se ne proveranno delle altre. Il mondo è un sistema talmente dinamico da non poter essere indovinato. Va conquistato a passi successivi. È per questo che a un coetaneo, che delle volte nel suo privato può sentirsi anche schiacciato dalla pressione e da qualche ripensamento sulle cose dette e fatte, personalmente auguro buona fortuna nel tentativo di portare l'Italia da qualche altra parte rispetto a dove si trova ora. E ai mille menagrami che sono intorno auguro invece di sbagliare, e di essere felici di aver sbagliato perché le cose sono andate bene...

Lavorare con le persone

Ormai da un anno lavoro gestendo delle persone.  In precedenza era già accaduto,  ma non riconosciuto nella mia job description. È difficile. Molto di più di essere parte di un team e semplicemente fare quello che è richiesto.
A chi pensa che un Project Manager non fa altro che il passa carte non cercherò di far cambiare idea. In realtà c'è la gestione delle relazioni che costituisce il punto di maggiore interesse oltre che di superiore difficoltà. È lì che tecniche comunicative e esperienza giocano il loro ruolo fondamentale. Non è per tutti gestire le situazioni che coinvolgono un gruppo di lavoro. A chi non interessa  benessere delle persone,  non verrà in mente che esso è la condizione per il benessere del progetto.
Tra l'altro si può essere sfortunati e avere diverse interfacce problematiche. Persone che non hanno a cuore nient'altro che l'affermazione del proprio ego o che non sanno comunicare le loro necessità né il loro punto di vista. In questo modo possono anche avere ragione,  ma nessuno sarà disposto a riconoscerla.  Anni addietro non sarei stato un buon project manager. Avevo troppa voglia di essere protagonista e di essere riconosciuto per le mie capacità. Oggi ho capito che proprio il saper ascoltare e il dare spazio è la chiave per avere una posizione di guida. Aiutare gli altri e tenere le orecchie aperte crea uno stato di rispetto e di collaborazione profondamente proficuo e l'empatia che ne segue rende tutto più semplice e possibile.
In conclusione, all'oggettiva difficoltà del lavoro di gruppo,  alla colossale sfida di essere leader di un team di progetto,  si deve rispondere con fiducia e rispetto. Aiuterà e spesso risolverà.  Se non ci riuscirà solo questo, spazio alla creatività e alla paziente tessitura della propria tela...

Viaggio ergo sum

Viaggiare significa scoprire,  imparare e trovare qualcosa d'altro da sé che però venga a far parte di noi. Ho perso il conto degli aerei presi negli ultimi vent'anni. Ormai gli aeroporti sono diventati luoghi familiari. Pur con le loro differenze,  i terminal mi danno una sensazione di sicurezza e tranquillità. Che sia in direzione di una nuova località mai vista o verso casa, le scomode poltrone delle sale d'aspetto dicono che si viaggerà ancora. E lasciano anche quel tempo solitario per pensare. Non sono un fan delle partenze dell'ultimo istante. Mi piace assaporare l'attesa. Che essa non sia troppo lunga è un bene, ma troppo breve toglie gusto all'idea di attraversare un universo socio culturale in continuo divenire come quello di un'aerostazione.
È lì che definiamo ogni volta la nostra nuova identità di viaggiatori,  portando alla luce ciò che siamo in un istante congelato di cui ricorderemo forse solo qualche piccolo flash...

domenica 4 maggio 2014

L'Italia Semplificata

Sto iniziando a soffrire di un malessere da semplificazione. La "twitterizzazione" di ogni notizia come di ogni discussione è un evento mondiale, per certi versi comprensibile, ma per altri riduttivo di ogni approfondimento.

Leggo il mio filtro Facebook con la consapevolezza che molte persone, fortunatamente non tutte né necessariamente una maggioranza, diffondano titoli e spot senza andare a cercare alcuna conferma di ciò che affermano.

Ancora più indigeste mi sono le generalizzazioni che sanno esprimere coloro i quali odiano senza voler comprendere. Ci sono ignoranti che restano tali per loro scelta. Sono quelli che non vogliono mai andare a vedere più di quello che viene detto dal primo intervistato per confrontare le versioni.

Ieri ho visto scrivere sul beneamato Faccialibro ad un conoscente molto lontano che il popolo napoletano si era comportato secondo le sue tradizioni allo stadio di Roma lanciando i petardi e facendo i soliti casini. Mi ha disgustato questo accollare a una città e al suo milione di abitanti, il comportamento assurdo di un gruppo di persone che va allo stadio. Ovviamente rivendicando implicitamente la superiorità di altre tifoserie, cosa che mi piacerebbe vedere confermata con dei dati.

Ma la colpa è di quell'approssimazione inaccettabile che si è negli ultimi 20 anni allargata in un canyon dai bordi in continua demolizione. Essendo un ingegnere con esperienza di misure, sono il primo a dire che ogni cosa porta con sé un'incertezza: non esiste il valore perfettamente misurato. Però conta l'accuratezza con cui si riesce a distinguere un valore dall'altro per capire di quanto ci possiamo sbagliare con le nostre affermazioni. Ebbene valutare questo è inevitabilmente il punto di discussione.

Berlusconi, Grillo, Renzi e tutti i loro sottoposti, ricevono delle notizie parziali o le creano, senza verificare in alcun modo la fondatezza delle fonti. Le smentite non contano e non sono richieste. Tutto passa velocemente nell'immaginario del cittadino medio manipolabile. Restano però le tristi semplificazioni a dominare e a guidare le scelte. Ogni errore per inaccuratezza aggiunge il suo peso a quello precedente e così la distanza dalla realtà cresce senza memoria delle motivazioni di certe scelte e senza alcuna possibilità di recupero.

E' il momento per me di pesare le affermazioni. Di ricontrollare cosa è vero e cosa non lo è. Di non dare spazio solo alle sensazioni della propria pancia, ma piuttosto di parlare in concreto con qualche dato ragionevolmente sicuro. Basta dire che i napoletani sono un popolo di delinquenti. Si costruiscano i numeri dei malavitosi e si dicano le percentuali di pregiudicati in città. Sarà alta forse, ma le discussioni potranno poi andare in direzioni composte sul che fare.

Basta dire che l'Euro è il problema d'Italia: si dica esattamente il perché esso avrebbe distrutto e starebbe distruggendo l'economia senza quella vaga spiegazione che quando c'era la lira le cose andavano meglio.

La si smetta di andare in TV a discutere senza concludere. Perché gli assunti si confutano ogni volta e basta dire che una cosa non è vera affinché la realtà non conti più.

A cominciare da me che scrivo, sogno di poter sfruttare le potenzialità delle tecnologie di oggi per formare un'idea personale e una visione di quello che succede.


Perché le facili generalizzazioni, le semplificazioni di massa rimbalzate a destra e manca, ormai ci hanno anestetizzato al punto di non percepire più la realtà. E mentre guidiamo il nostro treno a tutta velocità in questa nebbia potremmo improvvisamente trovarci su un binario morto...

giovedì 9 gennaio 2014

Occhi aperti sull'universo



Dai suoi occhi grandi aperti sull'universo, vedi un dolce cuore che batte forte per sentimenti che attraversano le galassie senza mai diventare nebulosi.

Nella sua sensibile intelligenza generosa, c'è rispetto e una mano tesa per una carezza. Uno schiaffo la offende, ma un abbraccio la commuove. E' vera, e nel ruotare dei bracci infiniti pieni di costellazioni di idee, ci sono tanti mondi oscuri avvolti da una luce abbacinante. Scoprirli apre le porte al mistero di una realtà  fantastica eppur tangibile.

Nell'accompagnarla senza deviarne il percorso, si vive. E io vivo...

domenica 22 dicembre 2013

Nell'Italia dei Media chiacchieroni

Non credo che sia giusto quello che i media fanno in Italia. La proposta indifferenziata viene a trattare ovunque gli stessi argomenti semplicemente variando il filtro che provvede a colorare le immagini. L'approfondimento e la verifica delle notizie sono rigorosamente assenti. La sintesi brutale va sul sentito dire. Spiacevolmente non si salva nessuno. Chi si dà a interminabili premesse dense inevitabilmente di opinioni personali e che di conseguenza influenzano i riceventi, non fa un buon servizio. Ancora peggio quella tendenza al sensazionalismo e il gioco sull'orrore, basato su parole che colpiscono l'immaginazione quando non ce n'è alcun bisogno.

In una continua lamentela diretta ad indicare tutto quello che va male da un punto di vista specifico, arrivano davvero di rado le notizie di esperienze virtuose da imitare. Non si chiede al giornalismo di essere una guida per il paese, ma forse piuttosto di non seguire solo la situazione del giorno rendendola un malessere estremo.

Anche il seguire la politica in maniera ossessiva non aiuta. Ai cittadini interessa forse di più sapere in parole riassuntive cosa praticamente accade a tutti, e non chi dice come e perché. Vogliamo sapere cosa hanno partorito le menti geniali che sono in parlamento e rappresentano la nostra elite tecnico culturale. I loro litigi hanno senso solo se producono un risultato concreto. E quello che a me personalmente interesserebbe sono le conclusioni. Non partecipiamo direttamente al processo decisionale, ma prendiamo le conseguenze e a quelle dovremmo avere la possibilità di ribellarci con l'aiuto dei media.

Forse la mia è una visione limitata. Forse una semplificazione. Ma l'estenuante gioco delle chiacchiere con l'interpretazione delle intenzioni di tutti che valgono il tempo di un battito d'ali per essere smentite, è un tragico sovraccarico che mette polpa marcia a coprire la sostanza.

Se anche l'informazione dimagrisse e il bombardamento di inutilità non avvilisse in modo deprimente gli spiriti reali di chi in difficoltà lo è,  forse le istanze veramente importanti e più che altro veramente vere, guadagnerebbero spazio...

mercoledì 11 dicembre 2013

Racconto di Natale

Era una mattina dubbiosa. La nebbia non lasciava passare altro che l'odore sottile delle polveri si scarico di auto di grossa cilindrata e camion di irragionevole peso. I suoni attutiti non sapevano dare la sveglia a chi guardando fuori dalla finestra aveva scosso la testa. Se c'era elettricità nell'aria probabilmente non a tutti era dato goderne.

Per molti o tutti i passanti, la candela che ardeva di fronte alla bancarella del venditore di pastori, ricordava che Dicembre camminava veloce. Era tuttavia anche l'annuncio della frenesia godereccia in arrivo. Quelle settimane di incontrollabile preparazione alle feste. L'obbligo morale di festeggiare e un po' immorale di esagerare, dimenticando per qualche giorno i  tanto ragionevoli limiti che la società civile usava darsi.

Storcendo il naso al pensiero della battaglia per entrare in metropolitana, si incamminò deciso verso la stazione sperando di non incontrare i soliti pendolari chiacchieroni. Non c'era scampo allo scambio di pensieri altamente filosofici sul clima così poco piacevole e sul menu di Natale. Eppure non si sentiva pronto a mostrare quel volto sorridente che andava inevitabilmente indossato. Nella tasca pesava troppo quella lettera prevista, ma non per questo indolore. E la sua migliore interpretazione ottimista l'avrebbe dovuta riservare per la cena, quando la comunicazione ufficiale che era disoccupato non sarebbe stato un dessert tradizionale, ma molto più probabilmente un terribile caffè bruciato da ristorante...

Riuscì a trovare un posto un po' isolato, ma anche lì una faccia familiare densa di occhiaie lo incrociò nei pochi centimetri disponibili del primo vagone. Entrambi provarono a sorridere, ma alzare le gote sembrò uno sforzo incommensurabile. Parlare del tempo apparve superfluo. Discutere dei mali del governo e della globalizzazione assolutamente insopportabile.
Scartando l'ipotesi di un silenzio di tonnellaggio inaccettabile, rimase il lavoro. Già, quello che non c'era più. Gli sembrò impossibile fingere che nulla fosse successo. Gli sembrò così inutile proteggere una privacy decurtata di ogni valore. E brutalmente, finanche con un po' di quella vergogna orgogliosa, disse: "Oggi mi hanno licenziato.".
Il volto cadente non mostrò quell'attesa pietà né un moto di paziente comprensione. Semplicemente annuì rispondendo: "le lettere le ho mandate martedì, inclusa la mia...".


Non c'erano parole da aggiungere. Non un perché da domandare né qualche incoraggiamento da attendere o da trasferire. Scesero dal treno spalla a spalla, e insieme percorsero quella strada che non aveva segreti dopo tanti anni, eppure era pervasa dal mistero del futuro. In fabbrica, senza mettersi d'accordo, ritirarono i piccoli oggetti lasciati a impigrire nei cassetti e che pure valevano un ricordo sentimentale. La busta della spesa fece da compagna alla scatola di cartone. Le facce sui badge si guardarono da vicino sul tavolo della portineria. Non si proposero un caffè, neanche un cordiale. Si mossero contratti e monolitici verso una nuova routine da scoprire e ricercare. Non serviva un buona fortuna e non fu detto.

Bastò uno sguardo per la pace e per un condiviso "a mai più..." Si separarono naturalmente e non a malincuore pur rimanendo per sempre in quell'istante.

Era la vigilia di Natale...

venerdì 29 novembre 2013

Senza alzare la voce

Lavoro con le persone. Ognuno ha il suo carattere e un suo modo di esprimere disappunto come partecipazione e contrarietà. La voce è una potente cartina di tornasole degli stati d'animo. Ovviamente avere anche l'immagine e poter leggere una postura aiuta molto a capire e prevedere quello che accadrà.

Quando pero' ci si deve limitare al telefono, i silenzi, le pause e i cambi di tono restano l'unica via per interpretare il senso di quel turbine di emozioni che vorticosamente ci prende al cuore.

E' comune che si giunga ad alzare la voce oltre il tono naturale. Per chi come me è già normalmente rumoroso, significa sembrare concitato o arrabbiato. Non è sempre cosi'. Piu' spesso si tratta di una partecipazione intensa che prende anche il nostro lato emozionale. Il portare avanti delle idee diviene un deciso cambiamento di tono con picchi e valli acuminati e profondi che sconcertano.

Sarebbe bene imparare a portare avanti le proprie istanze senza alzare la voce. Non bisogna essere monotoni, ma allo stesso tempo bisogna riuscire a immedesimarsi negli altri per capire cosa possiamo fare di male a chi ci sta di fronte con una diversa sensibilità.

E' un lavoro duro su noi stessi che sembra non terminare mai. L'autocontrollo ci svuota e ci lascia esausti, ma il lasciarci andare ai nostri lati dominanti puo' inutilmente ferire. L'esercizio di pazienza e la rigorosa applicazione delle parole che non prendono i toni dell'offesa, alla fine puo' insospettabilmente ripagare in un benefico momento di ascolto e comprensione.

Dietro un buonismo simulato in abito da prete, c'è in me la sensazione che il mondo urlato, benchè lungi dallo scomparire, possa essere combattuto da noi stessi in un tentativo sincero di avvicinarsi agli altri...

E buonanotte...

domenica 24 novembre 2013

Cina

A volte questo blog prende i toni del racconto personale,  lasciando da parte I temi generali e i viaggi reali.
Altre volte,  come in questo caso,  tenta di raccontare un'esperienza di conoscenza straordinaria nel tentativo di inquadrare un nuovo mondo che è sembrato per troppo tempo e a troppe persone lontano e slegato dal nostro. 

Ebbene ho trascorso 7 gg in Cina. Era da alcuni anni che pensavo di voler andare a vedere di persona come vivesse nella sua terra la gente che più velocemente si sta diffondendo per il mondo e più o meno alla luce del sole lo sta iniziando a dominare. Vedere le case, assaggiare il cibo, sfatare o confermare i miti che troppe volte si basano sul sentito dire. Ecco la missione. 

Pechino

È iniziato tutto in un'atmosfera polverosa a Pechino, anche detta Beijing. Una cappa di inquinamento colossale ci ha accolti in una capitale da 20 milioni di abitanti. Ecco la prima constatazione: le polveri sottili e lo smog sono una realtà tangibile. Le auto in numero incredibile erano tutte ricoperte di uno strato bianco, esattamente come le foglie di tutti gli alberi lungo la strada. Quando poi ho passato la giornata a camminare in giro, ho avvertito nitida la necessità di una doccia. L'accumulo orribile di particolato è stato testimoniato da una soffiata del naso che sembrava più la pulizia di un camino.

Il traffico mi ha messo decisamente in crisi. Provenendo da Napoli pensavo di averle viste tutte, ma la follia di cambi di direzione, l'indisciplina irrequieta e l'assenza completa di regole e di qualsiasi controllo, mi hanno veramente sconvolto. Tassello importante tuttavia delle conclusioni cui sono al fine giunto, posso aggiungere che in Cina ci sono moltissime auto, una gran quantità vecchie e chiaramente usurate, ma soprattutto ci sono milioni di cinesi che hanno fretta.
Poi c'è stata una prima immersione nella massa liquida di teste e corpi. La metropolitana stracolma dove il contatto fisico non è delimitato. È terribile consuetudine non tenere per sé la propria saliva: starnuti e sputi sono condivisi con i passanti e i vicini. Forse l'effetto aviaria non ha creato alcun cambiamento culturale. Nessun giudizio morale su questo comportamento. Solo una diversa abitudine igienica. D'altronde anche il dubbio su che cosa accadrebbe al mondo se un miliardo di cinesi utilizzassero i fazzoletti di carta.
Una storia millenaria quella della Cina, ben rappresentata dai monumenti di Pechino e dalla incredibile Muraglia. Un percorso visibile dallo spazio che testimonia un'epoca andata, ma un'operosità ereditata dalla popolazione di oggi. In questo la Cina è lontana da un mondo occidentale dove non è la forza dei numeri a fare una brutale differenza.
Colpisce in modo differente l'inaccurato rapporto con I dettagli e l'assenza di manutenzione. Tutto sembra diventare presto vecchio. Nessuno sembra soffrirne o curarsene. Ma la decadenza arriva repentina allo sguardo europeo. Uno sguardo di sicuro 30 anni fa meno severo. Però il punto è la velocità di recupero da queste differenze. Se la globalizzazione standardizzerà anche gli aspetti perfettibili della vita cinese le loro richieste e aspettative saranno le stesse che il mondo occidentale ha nutrito per lungo tempo. Come una società così diversa possa assorbire simili istanze non è chiaro.

Xian

E da Pechino a Xian. Non dirà molto a molti questo nome. Ben più facile che si sappia del poderoso esercito di terracotta. Una magnifica follia imperiale che testimonia uno splendore culturale indimenticato, ma forse anche un po' sepolto. 

Un volto diverso della Cina. La città antica, ma francamente anche un po' vecchia. Cavi elettrici penzolanti ovunque, una pulizia approssimativa, una povertà sottintesa. I motorini come taxi ufficiali e senza misure di sicurezza all'interno del solito traffico "constrictor". Le bancarelle di cibi meno esotici del previsto, ma di qualità prevedibilmente bassa. Se gli spiedini di calamaro provengono da un marciapiede confinante con la strada e da una inquietante scatola di polistirolo non refrigerata per una giornata intera, forse noi europei potremmo soffrirne.
Ma anche Xian una città imperiale fondamentale. E i suoi monumenti a testimoniare epoche andate. Anche qui con un pezzo di tarocco: la maggior parte edifici ricostruiti per essere contemporaneamente memoria e bene comune. In un mix a volte sconcertante di tradizione che si mescola alla nuova Cina degli edifici enormi, nuovi e allo stesso tempo troppo spesso dozzinali.

Shanghai

E via in volo verso Shanghai. Aspettarsi ancora un contrasto è legittimo. Ma, delle 3 raccontate, Shanghai è la più contaminata ed europea. Non necessariamente un bene questo mix alcolico eccitante e allo stesso tempo claustrofobico. In uno spazio enorme, ti senti ugualmente soffocato da una massa umana che ti sembra di bere come una grappa di riso. Ebbrezza iniziale fino a una totale indifferenza quando la dose abbia superato i livelli di sopportazione. 24 milioni di gocce distillate unicamente, ma sciolte l'una nell'altra. È la città della ricchezza e della modernità che fagocita se stessa per assecondare il mito della fenice che brucia per rinascere dalle sue ceneri, in grattacieli da torcicollo colorati per trasmettere la tradizione che essi stessi stanno spezzando.
 

 

Ma è anche forse la città che più possiamo comprendere. L'antica porta alla Cina è oggi un centro finanziario irrinunciabile per il mondo e conseguentemente ricco di influssi ormai indistinguibili e che fanno sentire coinvolti tanti, ma forse a casa nessuno. Un albergo neutro per una gran massa. Una casa instabile per tanti altri che aspettano che il loro tetto venga schiacciato dal pachidermico piede dell'ennesimo colosso di cemento armato. Risucchiati innaturalmente ad altezze vertiginose, lottano tutti per la propria stabilità. Tra 24 linee della metro e decine di viadotti e di uscite dell'autostrada, gli uomini sono punti consapevolmente invisibili che non possono riconoscersi.
È tuttavia una città discoteca perché riesce a stupefare con suoni e colori. Cosa resti di questa modernità tanto attuale eppure tanto anacronistica non è chiaro. Non credo che vivere in un simile ambiente sia facile. L'impressione è che la droga della velocità sia assorbita in modo inconsapevole e che poi renda inaccettabile un rallentamento. Effetti collaterali si vedranno nel lungo termine...

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