lunedì 11 ottobre 2010

U2 - Roma


E' difficile iniziare questo post senza essere assalito dall'onda del ricordo e senza quel pizzico di commozione per una serata speciale. Se non è possibile stilare una classifica dei concerti degli U2 di quest'estate. E' possibile dire di alcune emozioni che hanno lasciato e di quello che hanno significato per quelli che come me, con ignoranza ma cuore aperto, vi si sono avvicinati, prima che qualche stilla di quel sangue bollente benedetto venga a essere rinnovata...

Venerdì è iniziata diversamente dalle altre volte. C'era naturalmente l'ansia di andare allo stadio e respirare l'atmosfera, ma c'era anche il posto tribuna, che dava la possibilità di non arrivare troppo presto. Non so se sia meglio o peggio. Alla fine, dove sei conta meno di come sei e del con chi... Certo il prato ha un fascino diverso, ma da subito mi è piaciuto anche poterlo per una volta guardare dal di fuori, come in una di quelle scene da film in cui la tua anima si distacca dal corpo. Io mi sono visto con Mario sotto al palco, nel pit di fronte ad Adam, e mi guardavo dal di fuori, esterrefatto e beato... Poi appena è partito Space Oddity, sono ritornato in me e tutto ha iniziato a funzionare in questo rito ormai studiato di mosse, scene, suoni e colori che ho finalmente visto anche da un'altra prospettiva...

Ed è stata luce, solo luce nei miei occhi e suono nelle mie orecchie e nella mia stonatissima voce, che ha potuto però volare insieme alle altre... E' stato un incredibile vedere le mani di migliaia di persone muoversi insieme, allo stesso ritmo. Fermarsi insieme. Respirare in un attimo tutta l'aria intorno e tirarla fuori solida, in una fantastica esplosione di strumenti meglio o peggio accordati, ma diversamente straordinari... E poi la coreografia di "I still Haven't found what I'm looking for" che ha fermato il cuore di tutti per poi farlo ripartire di colpo, accelerato insieme alle note di Edge e alla voce di Bono rilanciate con violenza. In un minuto lunghissimo in cui tutti hanno guardato intorno e hanno visto solo un One unire l'Italia e l'Irlanda con in mezzo quattro signori ancora ragazzi e 75000 persone che li considerano degli amici...

E poi è arrivata Bad. Attesa da molti in modo quasi maniacale, è stata una enorme perla nera che ha scintillato nella notte di una Roma dove tutto poteva succedere. E quando i "quattro migliori amici", signori della musica di oggi, di ieri e di un prossimo domani, si sono trovati insieme al centro del palco, io ho visto solo 4 ragazzi nati cinquant'anni fa che si divertivano a suonare insieme, con l'incoscienza di chi vuole dire qualcosa e trasmettere una sua emozione. Bono a fare il maestro di un'orchestra dall'immaginazione infinita con sette note diventate 700, 7000, 70000... Ed ognuno ha avuto la sua nota, felice, triste o semplicemente vibrante, e la ha potuta portare a casa...

E poi il resto. Visi felici, sguardi attoniti semplicemente estasiati, una comunità unica. Una One cantata abbracciati e un Where the Streets have no name urlato ancora una volta per dare indietro almeno un millesimo di quello che si è ricevuto...

Non è con tristezza che guardo alla fine di questa estate con gli U2. E' stata un'estate magnifica, dove ho potuto vivere eventi che porterò con me. Dall'aereo che mi ha portato a Torino fino all'auto che mi ha riportato a Napoli, è stato un lungo viaggiare nel tempo e nello spazio alla ricerca coronata da successo di quello che tanti di noi cercano e forse non trovano (but I'm still running!): un'emozione da ricordare nei momenti allegri e un ricordo che illumini quelli bui...

Grazie Mario, perchè mi hai coinvolto: io la mia emozione ce l'ho...

E grazie U2...

giovedì 7 ottobre 2010

Who is who?

Il mio capo se ne é venuto bel bello con il suo iPod touch la scorsa settimana é mi ha mostrato una mia foto reperita facilmente su internet cercandomi in Google. É così oggi che é possibile facilmente sapere vita morte e miracoli delle persone senza neanche uscire di casa o addirittura muoversi dalla propria sedia. É chiaro che mettiamo volontariamente le nostre informazioni nel calderone della rete, almeno il più delle volte. É altrettanto vero, a mio modo di vedere, che l'uso che gli altri possono farne é del tutto inatteso e certamente senza alcun controllo... Fortunatamente non ci sono solo malintenzionati, ma anche persone che in qulche modo potrebbe farci piacere sapere che si sono interessate noi. Ma d'altro canto, credo che il livello di privacy si sia ormai talmente abbassato che facilmente le persone potrebbero farci la dichiarazione dei redditi senza che lo desideriamo. Se non fosse che la natura umana porta sempre a sovrastimare i guadagni degli altri e a considerare infimi i propri, varrebbe la pena di far chiudere gli studi dei commercialisti...
Quello che non mi piace, e cui pure dovrei stare attento, é intessere legami con persone che sono vicine e che forse sarebbe meglio non sapessero alcuni dettagli del nostro vivere. Ma come evitarlo senza diventare asociale? E allora l'unica scelta é quella di concedere di più sulle cose inutili e di mantenere un controllo e un filtro su tante altre che hanno una importanza superiore. E anche qui discriminare tra le cose non é facile.
Insomma parlo di cose risultato della nostra supposta evoluzione. É supposta...

domenica 3 ottobre 2010

Cosa succede nel mondo


Mentre gli ultimi post sono stati intimi e pieni di personali riflessioni (a volte viene così), sono abbastanza cosciente che qualcosa sta succedendo nel mondo di importante. E' sempre così oggi. L'informazione è così pervasiva e così intrecciata con la vita di tutti che sembra che fatti distanti migliaia e migliaia di chilometri possano toccarci direttamente. E in effetti, giunge il momento che ci toccano, nella tasca o nella disponibilità di prodotti di cui un tempo facevamo comodamente a meno e così via...

Tuttavia mi capita sempre più spesso di rimanere al di fuori del circolo delle notizie giornalistiche. Non leggo tanto i giornali, non vedo tanto i telegiornali (specialmente quelli italiani ormai del tutto squalificati), non mi impegno in ricerche su internet che richiederebbero un approccio un pò troppo attivo...

La domanda che mi pongo è però se sia in generale questo un male così grande. Il 70% delle informazioni che riceviamo influenzeranno la nostra vita senza che noi possiamo influenzare il loro corso. E' chiaro che conoscerle aiuta a prepararci a quello che succederà, ma il momento arriva in genere troppo presto e troppo attenuato per garantire una vera ed efficace reazione. Troppe volte poi non ci sono contromisure, e allora a cosa serve guardare al futuro che per sua natura è incerto e mutevole?

So di sbagliare un pò con questo mio approccio, ma decido spesso di concentrare le mie risorse più in uno stordito ignorare di drammi, soprusi e infelicità, piuttosto che di investire le mie energie in un inseguimento a quello che succede nel mondo. E' un approccio limitato. Ma spesso penso che se è vero che tanti limiti ce li danno gli altri, qualcuno lo possiamo attivare anche noi...

Serate


Capitano delle serate in cui ti senti bene. E' una cosa improvvisa. Succede che prendi una curva della tua vita per bene e improvvisamente ti senti liscio come raso e luccicante come seta. Morbidamente vai a deporti sugli altri, e sembra che tutti possano e vogliano, almeno per un momento indossarti.

Ovviamente sono eventi molto rari, perchè qualcosa ci si mette di solito di mezzo. E dalla seta, passare alla lana che pizzica è un istante. Però vale la pena di sentire quei momenti come una frustata di energia per rialzare la testa quando ti sembra impossibile. Passare dalla disperante e sconfortante realtà ad una dimensione di leggera levitazione in cui sembra di spaziare in un infinito istante. E l'infinito è un gran posto per iniziare (cit. No Line on the horizon...)...

Non scendo nei dettagli, ma ieri sera è stata così. Mi sono sentito bene e ho espanso intorno un'atmosfera densa che ha catturato molto. Ne sono contento, e le poche ore di sonno non mi lasciano traccia di fastidio, ma solo una tiepida stanchezza. Mentre il fuoco si spegne e la reazione (anche un pò etilica) esaurisce il suo potenziale, provo a non darmi pena dei risultati, ma molto di più a curare il ricordo di momenti e sensazioni che mi giungono ancora un pò confuse per la interminabile sovrapposizione di immagini a colori tenui e forti...

E mentre nella mia mente le sinapsi intrecciano i loro rami in connessioni magnificamente artificiali, fuori c'è il sole e una certa consolante dimenticanza di cose spiacevoli si abbatte come una pioggerella leggera su una settimana difficile...

mercoledì 29 settembre 2010

Distacchi

Ci sono persone nella nostra vita che incontriamo per poterle dimenticare. Ce ne sono altre cui passiamo accanto e che ci restano appiccicate addosso come un francobollo ben leccato. E poi ci sono quelli che sono importanti perché semplicemente ci sono stati e ti hanno dato qualcosa di cui avevi bisogno, ma soprattutto hanno aggiunto quello cui non erano necessariamente tenuti.
É così che stasera vivo il distacco da un amico che se ne va e con cui ho condiviso 3 anni di lavoro. Molto più del tempo é contato il momento di cambiamento, in cui una mano sempre tesa ha aiutato a sistemare anche quello che con il lavoro nulla aveva a che vedere. Seppure triste, vedo la serenità del suo cambiamento e mi consolo molto. Mi fa ricordare quando una volta dissi e decisi di non avere paura e di guardare il futuro in faccia, pronto a dargli una testata in bocca. E siccome da un pò il lavoro é sceso nelle mie priorità forse anche dai gradini del podio, mi godo il pensiero che la sua scelta sarà in grado di ripagarlo pienamente...
Buon viaggio sul treno della vita!
Fischio!!!!!!

mercoledì 22 settembre 2010

Giornate, serate e la ricerca della felicità

Oggi é stata una giornata molto lunga. Adesso che scrivo (20.30) sono in treno verso casa dal lavoro. Tante, tantissime le cose da fare. Ma soprattutto tanti i pensieri. Qualche delusione mi ha messo in quello stato d'animo di ricerca del silenzio. Di un immoto attimo di solitudine riflessiva. Ed é anche per questo che alla fine ho rinunciato da un lato a uscire con gli amici, e dall'altro mi sono autoinflitto due ore di lavoro supplementari di cui avevo bisogno senz'altro, ma che mi costeranno l'ennesima cena rimediata alla meno peggio e una serata di divano.
Dietro tutto questo c'é da scoprire. C'é probabilmente il solito fattore distacco dalla famiglia per la partenza di mio fratello. Ma ci vedremo da ora in poi quasi con cadenza mensile, per cui é attenuato. C'é la atavica mancanza, acuita da tempistiche sfavorevoli, di conoscenze dell'altro sesso che siano più interessanti di una galleria. E c'é la voglia di un pò di adrenalina per qualche occasione di cambiamento. Finora poca ne é scorsa...
Ed é in serate come queste che mi chiedo dove sia la felicità e se essa abbia una definizione più ampia di un istante fuggevole di pace. Pur ritenendomi una persona mediamente felice, non posso fare a meno di chiedermi se quel barlume di gioia che vivo non sia solo un pallido riflesso attenuato di qualcosa di più cui tutti tendiamo più o meno consapevolmente. Non lo so. Forse non voglio raggiungere alcuna consapevolezza su questo. Ma intanto é buio e un pò freddo, e per l'inverno la coperta di Linus servirà...

lunedì 20 settembre 2010

U2 - Monaco di Baviera - Munich


E' stato lo stadio più bello e una serata magica. Qualche goccia di pioggia sparsa, ma niente in confronto a Zurigo 2. E' stato il risultato di una lunga attesa in coda con il gusto dell'amicizia e della giornata all'aria aperta.

Ed è stato ancora una volta un'esplosione di suoni, colori e emozioni. I concerti degli U2, una droga sottile che ti lascia esausto ma felice. Forse è questa la cosa più importante. Godere delle ore magnifiche in cui lasciare andare il proprio io a urla disumane con la consapevolezza che gli altri intorno ti possano capire.

A Monaco abbiamo dovuto litigare con tanti per mantenere il nostro magnifico posto di seconda fila. Mio fratello si è lanciato in mia assenza in un tripudio di improperi a una coppia attempata in vena di sopruso. Io ho eliminato con il mio povero, ma evidentemente efficace tedesco, un esemplare della Wehrmacht di basso livello. Mi ha detto anche che sono stato fortunato. Io penso lo sia stato lui a incontrare un bravo ragazzo di Napoli come me... E dulcis in inizio (non in fundo), due buatte tedesche ci hanno provato con faccini ignoranti finchè non sono state ricacciate tra gli stinchi di maiale di cui avevano abusato...

Ma poi davanti alle note di Beautiful Day, tutto è scomparso inghiottito dalla marea crescente del suono della chitarra di Edge e dai bassi di Adam. Hanno incoronato ancora una volta Bono re dello show sulle pressanti battute di Larry, teso e fisso al suo posto... Non è detto sia stato il miglior show della stagione. Ognuno di quelli a cui ho assistito è stato diversamente meraviglioso. Restano tutti indimenticabili momenti di aggregazione su delle note con 40000 o 80000 persone. E mentre guardo con un misto di trepidazione e malinconia alla data di Roma, penso che nella vita non è mai troppo tardi per incominciare una seconda o una terza esistenza. In fondo basta credere, almeno per una volta, di poter fare qualsiasi cosa. Nella speranza di chi "Still haven't found what I'm looking for..."...

domenica 19 settembre 2010

Dachau. l'ombra del male...


Sono stato a Dachau. Modello di campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Luogo dove la distruzione delle persone, morale e fisica ha preso i contorni di una scienza.

E' stato doloroso. E' stato doloroso leggere "Arbeit macht frei". E' stato penoso ascoltare le testimonianze degli italiani. L'audioguida con il tempo è diventata pesante come una pietra al collo. Il vento freddo e le immagini degli orrori degli esperimenti medici mi hanno chiuso gli occhi sempre di più. Vedere ridicole baracche e nudi gabinetti ha reso il tutto intollerabile. Il moto di ribellione, nel luogo silenzioso dei crematori è diventato insostenibile.

Sono andato via da quell'orrore presto. Troppo per me da vedere e portare come una cicatrice e come un numero. Sapere da lontano e toccare e riconoscere il vissuto che ci ha portato qui è diverso. Avere consapevolezza è importante e l'unica cosa capace di consolarmi un pò è stato vedere quante scolaresche erano in visita e quanto fossero attente a capire e fare proprio un messaggio. Anche noi dovremmo imparare da questo. La storia non è nuda parola su carta, ma sensazione fisica di cose esistite e conservate. Come le rovine romane e i mausolei, anche in Italia c'è da conservare la memoria e non da trovare ogni scusa per rivederla nella chiave più conveniente. Saremo noi, popolo capace di scrivere infinite parole vuote di senso e incapace di collezionare il significato di eventi e persone, altrettanto capaci di fare tesoro e ricordare?

Dopo Dachau, io spero di sì...

venerdì 17 settembre 2010

In Bavaria (o Baviera che é lo stesso...)

Sono a Monaco. Terza data in meno di una settimana del tour degli U2. Ma se state per dire che é una pazzia, sappiate che non mi pento delle emozioni vissute e gioiosamente approfitto della scusa Bono&co per girare parti del mondo sconosciute.
In Baviera ero approdato già due volte ma sempre per troppe poche ore per raccontarlo. Ne ero e ne sono curioso anche per la vicinanza alla Svizzera, per capire quanta della influenza tedesca si sia riversata sulla terra delle banche.
Il confine non é tanto lontano, ma l'orgoglio tedesco é qualcosa che si sente. L'internazionalità svizzera, non é la stessa della grande Germania, e in particolare della forte e ricca Bavaria. Qui c'é un'identità culinaria, un atteggiamento positivo e prospero, un'efficienza e una varietà di suoni e colori sorprendente.
Per quello che ho visto, Monaco é consapevole di se stessa, del suo valore e della sua importanza. Addirittura sembra guardarti negli occhi e dirti che, senza troppa presunzione, ma con certezza, ci saranno altri 200 anni di Oktoberfest.
Sono colpito anche dagli abiti tipici della storia regionale. Ne sono colpito molto spesso al petto dal petto...
Nel tempo trascorso qui spero di capire qualcosa di più sulla gente... Ve ne racconterò presto. Intanto va la Deutsch Bahn...

lunedì 13 settembre 2010

U2 - Data 2 - Zurigo


Plink plink plink........

E' iniziato così il concerto del 12, la data due di Zurigo... Eravamo felicemente stati in attesa di Bowie e degli U2 e tutto sembrava funzionare bene. Siamo al termine dell'estate e il sole cala prima. Quindi le nuvole che arrivavano alle spalle del Claw le abbiamo un pò sottovalutate... Ma poi plink plink plink...

Potrei scrivere un post di dieci milioni di miliardi di plink, se considerate che sono stato per due ore sotto l'acqua insieme a 10000 persone dei posti prato e molti di quelli dei posti seduti. Perchè la tempesta è stata una di quelle con i controfiocchi. Inizialmente pioggia verticale, e un piede del palco che ci difendeva, ma poi vento turbinante proprio con un temuto 360° tanto in linea con il logo del tour... Ci siamo bagnati alla grandissima. Io ad un certo punto sentivo distintamente l'acqua colare nelle mutande, eppure quando il rosso di Where the streets have no name si è acceso, sono impazzito ancora una volta. Mentre Adam Clayton ormai a torso nudo se la rideva beato, Bono piazzava parole mai usate nelle canzoni, Edge si accaniva con rabbia sulle corde delle chitarre quasi volesse sfidare il cielo nero e le saette incombenti, Larry Mullen se ne stava al coperto sotto l'ombrellone, ma anche lui si andava a prendere la sua bella dose d'acqua con le tonga...

L'atmosfera era diventata ormai pazzesca. Gli svizzeri si erano sovraeccitati sentendosi in un clima familiare forse e mostrando di dover essere scossi nel profondo per partecipare veramente. Cantavano tutti, e nonostante l'acqua, la gente sarebbe rimasta anche per quella With or Without You negata dalle cascate del Niagara che ormai avevano allagato pericolosamente il palco. Il maxischermo maculato ha dovuto dire arrivederci, ma gli U2 si sono divertiti. Sì, secondo me si sono sentiti degli arzilli ventenni di cinquant'anni spinti da tutta quella gente che non se ne sarebbe andata. E vedere Bono ridere di gusto, Adam guardarlo inventare e non crederci, ha detto che ne è valsa la pena. Ed è valsa la pena di correre indietro alla macchina e mettere il riscaldamento a palla incluso il dolce massaggio al sedere del sedile termico!

Mi rimangono immagini confuse di una corsa sotto l'acqua e di una Walk On da sotto alla passerella mobile. Ma mi resta chiara quella sensazione di evento che ricordi. Perchè nelle cose estreme c'è un ché di assoluto. Gli U2 lo sanno. E quelli che c'erano ieri sera, pure...

Note per Viaggiatori Occasionali...

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Capotreno e Viaggiatori