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giovedì 1 agosto 2013

Un po' di tempo per...

Compagno sfuggente il tempo. Gli dai un'appuntamento decidendo che gli dedicherai la tua attenzione, poi però ti rendi conto che l'istante è trascorso e hai mancato l'incontro...
Ma è con un certo disappunto che di recente mi chiedo a cosa mi serva del tempo. Cioè prima di lamentarsi della sua mancanza, non bisogna identificare una ragione per cui si desiderano più ore in una giornata? È un uovo di colombo. Però ho un momento di tragica incertezza a rispondere alla domanda: che ci faresti con più tempo? Siccome l'interrogativo proviene da me, è difficile che mi auto-ridicolizzi o che ignori la cosa.
Probabilmente la prima risposta sarebbe che cercherei di scrivere più post surreali come questo. La seconda, relativamente più seria, è che coltiverei i miei hobbies. Significa che mi dedicherei alla lettura, ai film, ai viaggi e alle inutili ma tanto piacevoli passeggiate all'aria aperta nella natura o tra la gente. Poi ovviamente trascorrerei ore al pc a giocare all'amministratore... E poi dormirei di più...
Il tutto ovviamente sarebbe legato alle persone con cui mi piacerebbe fare queste cose. Sarebbe il fatto di farle con chi amo a rendere il tempo prezioso.
Ma è tutto questo sufficiente a far richiedere più tempo?

Non lo so più. Mi sembra a volte che ci dovrebbe essere qualcosa che giustifichi in assoluto il tempo che passa e il modo in cui lo usiamo. Un obiettivo, un alto destino. Oppure dobbiamo farci una semplice ragione del fatto che il nostro passaggio qui su questo azzurro globo rotondo sia un puntiforme evento nello scorrere di milioni di anni...

Non importa tanto. E' solo che alla fine della giornata, spesso, vorrei ancora delle ore di cui fare qualcosa. E non ci sono. Sarebbe ora di ricontrattare con il gestore della grande clessidra... Ma la vertenza sindacale la vedo tristemente già segnata...

martedì 6 novembre 2012

Storie fredde come il ghiaccio... Dal finestrino tutto scorre...

Mi è capitato ieri sera di vedere un piccolo spezzone di "Che Tempo che Fa del lunedì". Molti potrebbero volermene, ma devo ammettere che ormai da un po' non guardo piu' con piacere le trasmissioni di Fabio Fazio. Troppo piacione e accomodante lui. Troppo morbido e troppo ammiccante con tutto e tutti, mi mette a disagio. Si', perchè io non sono e non credo potro' in futuro essere purtroppo, cosi' politicamente corretto. Ho delle posizioni anche sgradevoli, e soprattutto posso avere delle opinioni e manifestarle con vigore. Questo non significa passare il confine del rispetto e del buon gusto, ma significa non accomodare ogni ragionamento all'interlocutore. E' un difetto in realtà, perchè gli altri amano vedere in te un cuscinetto, ma e' anche una scelta di rispetto per se stessi e per l'intelligenza propria e altrui...

Purtuttavia la televisione di Fazio non è certo la peggiore che si possa vedere sui canali italiani. Anzi, probabilmente è una televisione piacevole e a volte interessante. A volte anche dura. Mi è rimasto in questo scorcio un racconto di Massimo Gramellini su un professore suicida nell'Italia del precario precariato. Dove tutto pendola in un bilico assurdo tra l'incertezza e l'impotenza di non poter decidere nulla. Una persona per bene, ad un certo punto vede il nero artiglio dell'impossibilità chiudersi intorno alla sua gola e si lascia andare via. Si lascia scomparire. Gramellini si scusa per un attimo di aver "guastato l'atmosfera". Io penso che forse l'Italia abbia piu' bisogno di questa atmosfera per rialzare la testa e dire di no. Dire semplicemente che non tutto il gelo che c'è intorno a una situazione dolorosa e impossibile lo si puo' lasciare fuori dal finestrino del treno e continuare il proprio viaggio. Che è necessario aprirlo quel finestrino e farsi investire dal freddo fino alle lacrime per poi ritrovare il calore che viene da dentro che ci dia la forza di guardare oltre.

Dalla disperazione di uno, si potrebbe iniziare a parlare della ribellione di tanti. Perchè non tutto finisca in una ridicola barzelletta politica o satirica. Perchè una rabbia sana permetta di produrre delle idee e descriva delle esigenze da colmare. Quelli che sono li' a dirigere, dovrebbero cosi' imparare al di là delle truffe e delle rapine, che la vita reale insegna e pone i problemi che loro devono essere capaci di risolvere. Se non sanno come, chiedano aiuto a qualcuno, coordinino, non facciano finta di nulla. Ma si concentrino a fare quello che serve e non quello che ritengono senza ragione sia meglio.

Non so da dove sia nata la società italiana di oggi. So pero' che come nel precariato e nell'incertezza, anche gli ideali e le istanze sembrano morire. E i funerali delle idee e delle speranze ormai non si contano piu'...

venerdì 6 luglio 2012

Tenerezza

Credo che per gli uomini, essere tacciati di dolcezza sia un po' come assumere che abbiano a che fare con i dieci piani di morbidezza... La mascolina sensibilità viene intaccata dalle visioni delicate. Una rude, vigorosa e automaticamente virile stretta di mano è il massimo che un maschio adulto nella nostra cultura può ammettere.

Sono le donne che devono detenere il predominio degli atteggiamenti teneri. O almeno, nella filosofia più popolare, gli atteggiamenti rudi sono considerati la normalità nel sesso che ha gli attributi esterni al piano di sotto...

È strano in questo senso che questo condizionamento antropologico sociale non venga meno. Nella rivoluzione delle posizioni che negli ultimi 50 anni ha scosso i rapporti di forza tra il sesso debole e quello forte, rendendo questo stesso concetto del tutto anacronistico, sembra che il maschio continui a dover fare l'uomo. E la domanda che mi viene è quanto durerà questo ancora? Cioè, pur supponendo che questo sia giusto, cosa alquanto discutibile, riusciranno i nostri eroi a nascondere a tempo indeterminato di avere anch'essi dolcezza e tenerezza da voler condividere? Ed è giusto sia così? Ai posteri la sentenza? Per parte mia, purtroppo, ho un atteggiamento ambivalente. Da un lato riesco bene a nascondere il mio aspetto più budino al cioccolato. Ma dall'altro mi scquacquereo facilmente quando il mio coinvolgimento è tale da non lasciare spazio al controllo mentale... Bene o male che sia, mi devo accettare? Forse sì, perché in fondo anche la cioccolata amara ha in sé molto zucchero... be

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