C'è una linea precisa che separa il detto dal non detto. Non è una linea retta, al contrario, è una curva tortuosa e dalle mille anse che rende gli estremi infinitamente vicini eppure nettamente separati.
Ciò che si dice è soggetto a interpretazione esattamente e più delle parole non pronunciate, ma le sue conseguenze sono leggibili, comprensibili a volte. Il non detto è del tutto imprevedibile. Può portare a conclusioni diametralmente opposte.
Gli introversi e gli estroversi hanno una relazione complicata con il non detto. Gli introversi, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, lo vivono come un ennesimo fallimento comunicativo. La innumerabile volta in cui non sono riusciti a trasmettere il loro pensiero. Potrebbero fregarsene, ma come? In fondo gli introversi sono solo persone che hanno difficoltà a esprimere il loro mondo interiore, non sono muti. Chiarire e puntualizzare i contorni del proprio essere fa parte della loro mission, magari inconscia. In fondo per gli introversi, non dire è un grave reato se perpetrato dagli altri, perchè li costringe ad uscire dal loro bozzolo per provare a capire. Il loro esprimersi è per natura limitato e macchinoso. Il risultato del non detto sarà quindi a metà in quella lunga strada tra bianco e nero di cui sopra...
Per gli estroversi, non comunicare qualcosa, apre infiniti scenari interpretativi. Questo significa vedere e immaginare tutte le possibili strade nell'impossibilità di trovarne una più convincente delle altre. Il non detto li tortura e li rende (ci rende) duri, sospettosi, li allontana irrimediabilmente con un biglietto di sola andata. Il non detto ha un volto enigmatico, ma dolorosamente contorto in un ghigno di inspiegabile frustrazione. Gli estroversi vorrebbero aiutare le controparti a dire, ma devono abbandonare il campo quando realizzano che il silenzio non è il loro elemento naturale.
Ciò che si dice non si ritira, ma si può provare a spiegare. Può far male, ma siccome è un attacco allo scoperto, alla luce del sole, ci si può difendere o reagire vedendoci bene. Il non detto è un killer silenzioso che attacca nell'ombra ed è letale nella sua precisione. E' un colpo secco che ti raggiunge magari in ritardo e ti lascia abbattuto a terra ad agonizzare.
E' inutile aspettarsi che il tempo curi le ferite del non detto. Esso non ha potere sull'incomprensibile. E' triste, e stasera la mia riflessione non è priva di questo silenzioso rimpianto. In fondo il non detto è una di quelle cose che non può finire nella categoria rimorsi. E' solo il doloroso bagliore di una lama che arriva a fare uno spazio che non viene riempito...
Racconti di viaggio lungo i percorsi della vita...
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martedì 14 febbraio 2012
sabato 31 gennaio 2009
Dal tetto del mondo, cadere fa male?
Prima di infilarmi in un desiderato fodero, stasera mi sono imbattuto in quei servizi sportivi che mi piacciono tanto sulle reti rai... Si ripercorrevano i successi di alcuni dei nostri campioni olimpici italiani. Ragazzi, ragazzini di indubbio valore atletico, che con dedizione hanno saputo spremere da se stessi quei talenti che non si possono solo costruire...
A sentirli parlare nella loro ingenuità di persone che stanno ancora crescendo, mi è nata la curiosità di capire cosa succede in quel processo per cui un giorno sei sul tetto del mondo, e dopo un pò scendi le rampe di scale fino a ritornare al piano terra, sperando di non ruzzolare giù... Napoleone che fu 3 giorni nella polvere, 3 giorni sugli altari, non seppe mai riprendersi dalla sua mania di onnipotenza e dal suo sogno di dominio... Il paragone è ovviamente forzato, ma mi domando se poi lo sia tanto. Questi ragazzini (sì, non prendiamoci in giro, gli atleti sono ancora dei ragazzini...), si trovano un giorno a diventare i signori delle loro discipline: investiti di santità, infilati nel tritacarne mediatico, come possono mantenere distacco da quelle ammalianti sirene che si chiamano notorietà e adulazione? Quell'Ulisse legato all'albero maestro è un'immagine impossibile, perchè nessuno si può realmente far fermare senza provarne un dolore che tutto sommato è inutile... E tutto questo va avanti finchè si è ancora in gara, finchè si è ancora i primi.
Sul tetto del mondo, ecco come ci fanno sentire i nostri eroi... E poi? Quando non ce la fanno più a essere lì, su questi grattacieli sempre più alti? Noi, gli spettatori che si sentono onorati e partecipi delle vittorie senza averne alcun merito, passiamo al nuovo che avanza, dimenticandoci di quelli di ieri o dell'altro ieri senza scrupolo alcuno... Ingenerosi, vediamo le gare e giudichiamo: è finito, non ne ha più. Giriamo poi lo sguardo senza rimorso, esaltati da qualcosa di meglio, di più fresco...
E come vivono dopo loro, quelli che sono stati e adesso non sono più? Non lo so. Immagino che non sia facile trovare una propria dimensione. Forse si guardano indietro dicendosi: sì, ho vissuto... E poi, il quotidiano come diventa? Non diviene l'insopportabile follia dell'anonimato? Io sono un tipo anonimo. Molti vedendomi passare non si ricorderanno di me, del mio viso, del mio sorriso dritto o storto, dei miei occhi chiari o scuri. Per loro invece da un ricordo vivo sui volti di tutti, si passerà a quella dolorosa indifferenza che lascia stupiti e delusi... E che tristezza pensare che ancora in vita, si parlerà di loro sempre al passato. Una beffa e una condanna per quegli sportivi che non sono altro che uomini come noi...
Non c'è soluzione alcuna perchè non vada così. Permettergli di costruirsi un ego forte, un animo indipendente dalle carezze altrui, che non abbia bisogno del calore dei riflettori per essere riscaldato non è facile, ma mi auguro che tanti provino a farlo. Io non mi dovrò mai risvegliare con il pensiero che domani non sarò PIU' nessuno, e tutto sommato, questo dolore sono contento di potermelo risparmiare... Non sono gli altri a farci essere noi, o almeno c'è da sperarlo...
A sentirli parlare nella loro ingenuità di persone che stanno ancora crescendo, mi è nata la curiosità di capire cosa succede in quel processo per cui un giorno sei sul tetto del mondo, e dopo un pò scendi le rampe di scale fino a ritornare al piano terra, sperando di non ruzzolare giù... Napoleone che fu 3 giorni nella polvere, 3 giorni sugli altari, non seppe mai riprendersi dalla sua mania di onnipotenza e dal suo sogno di dominio... Il paragone è ovviamente forzato, ma mi domando se poi lo sia tanto. Questi ragazzini (sì, non prendiamoci in giro, gli atleti sono ancora dei ragazzini...), si trovano un giorno a diventare i signori delle loro discipline: investiti di santità, infilati nel tritacarne mediatico, come possono mantenere distacco da quelle ammalianti sirene che si chiamano notorietà e adulazione? Quell'Ulisse legato all'albero maestro è un'immagine impossibile, perchè nessuno si può realmente far fermare senza provarne un dolore che tutto sommato è inutile... E tutto questo va avanti finchè si è ancora in gara, finchè si è ancora i primi.
Sul tetto del mondo, ecco come ci fanno sentire i nostri eroi... E poi? Quando non ce la fanno più a essere lì, su questi grattacieli sempre più alti? Noi, gli spettatori che si sentono onorati e partecipi delle vittorie senza averne alcun merito, passiamo al nuovo che avanza, dimenticandoci di quelli di ieri o dell'altro ieri senza scrupolo alcuno... Ingenerosi, vediamo le gare e giudichiamo: è finito, non ne ha più. Giriamo poi lo sguardo senza rimorso, esaltati da qualcosa di meglio, di più fresco...
E come vivono dopo loro, quelli che sono stati e adesso non sono più? Non lo so. Immagino che non sia facile trovare una propria dimensione. Forse si guardano indietro dicendosi: sì, ho vissuto... E poi, il quotidiano come diventa? Non diviene l'insopportabile follia dell'anonimato? Io sono un tipo anonimo. Molti vedendomi passare non si ricorderanno di me, del mio viso, del mio sorriso dritto o storto, dei miei occhi chiari o scuri. Per loro invece da un ricordo vivo sui volti di tutti, si passerà a quella dolorosa indifferenza che lascia stupiti e delusi... E che tristezza pensare che ancora in vita, si parlerà di loro sempre al passato. Una beffa e una condanna per quegli sportivi che non sono altro che uomini come noi...
Non c'è soluzione alcuna perchè non vada così. Permettergli di costruirsi un ego forte, un animo indipendente dalle carezze altrui, che non abbia bisogno del calore dei riflettori per essere riscaldato non è facile, ma mi auguro che tanti provino a farlo. Io non mi dovrò mai risvegliare con il pensiero che domani non sarò PIU' nessuno, e tutto sommato, questo dolore sono contento di potermelo risparmiare... Non sono gli altri a farci essere noi, o almeno c'è da sperarlo...
sabato 4 agosto 2007
Silenzio, si gira!
Si gira un pò tutti noi italiani in questo mese di agosto. Ad ognuno il suo viaggio, e direi per questo che nessun mese dell'anno meglio si addice a persone che frequentano questo blog... Consapevole che queste righe rimarranno a lungo nell'aire senza risposta, a meno di incursioni della Perfezione, nondimeno mi sento pronto al silenzio che porta con se il giro del mondo in 15 giorni!
Mi viene in mente come primo spunto, il viaggio in Sud Africa di alcuni anni fa. Il momento più bello di quella esperienza fu senz'altro il safari fotografico in Land Rover per il parco Kruger. Lo collego infatti al silenzio: a parte il rumore costante del motore della macchina che girava potente, alle 5 del mattino, quando ci svegliammo duramente per il giro, nulla si sentiva. Neanche gli uccelli osavano infrangere il cristallino e puro muro ovattato che circondava il nostro percorso. Anche gli animali stavano ancora pensando se fosse il caso oppure no di iniziare a vivere... E in tutto quello spettacolo, il sole sorgeva tirandosi dietro innumerevoli vagoni di riflessi luminosi!
Ovviamente non facevo conto di un insetto che mi entro nel pantalone e lasciò un umido cenno del suo passaggio quando lo schiaccia violentemente... Quel rumore, ruppe l'incanto...
sabato 7 luglio 2007
La città Silenziosa

Sembra incredibile, ma anche Napoli può diventare, per poco e sempre relativamente, una città silenziosa.
Oggi, andando in giro, ho sperimentato un silenzio e una tranquillità fuori dal comune. Bellezza e inganno di un luogo che con i decibel ha sempre un rapporto ad alta intensità. Meraviglia dell'estate!
Intendiamoci, non posso dire che la confusione della metropoli mi dispiaccia in assoluto: ci sono anche momenti in cui sentirti nel casino ti avvicina alle persone, ma quando arrivi al punto che le tue sensazioni sono completamente stonate dalle voci umane e dal clamore dei clacson, ti domandi se debba essere per forza sempre così.
In Svizzera so che non sarà lo stesso e che un pò del rumore mi mancherà... Perfino i treni sono insonorizzati! E noi che ci troviamo a bordo di quegli scalcagnati locomotori dei Regionali per Sapri e Cosenza e Paola (il "Triangolo Dei Bermuda" in questo periodo marino), possiamo rimanere stonati dal suono violento di quel continuo silenzio!
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