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sabato 3 ottobre 2009

Finisce sempre così...


Mi becco un raffreddore e poi ho i postumi. Finisce sempre così. Poi ci metto il carico non leggero di quella pigrizia che mi striscia dentro e che mi metterebbe a letto per giorni, e ecco che stasera ho rinunciato a uscire. Certo, i motivi "clinici" ci sono, ma tutto sommato li potevo trascurare. Potevo lasciarli cuocere nel brodo primordiale del mio liquido spinale. E invece i miei sistemi di protezione hanno fallito.

Ma tant'è, è stata una battaglia persa, non la guerra. Ogni settimana, giorno, ora, minuto, combatto e ultimamente ne ho vinte anche io. E non sono pentito di aver lasciato a quella parte di me che per troppo mi ha dominato, una vittoria di Pirro. Già il fatto di sapere di potercela fare ancora mi ridà l'energia che ho messo da parte. Tutti i miei risultati sono racchiusi in pochi secondi di vitale liberazione, e non potranno essere gli ultimi.

Ci sono una serie di piccoli tasselli che mi stanno girando intorno e sto cercando una collocazione per ognuno di essi. Sono preoccupato di non trovarla, ma due anni e mezzo fa iniziai un puzzle. Era un grosso puzzle africano con delle belle giraffe e quei colori che solo nel continente dei vasti spazi puoi trovare: un cielo che dal rosa si mutava in porpora e poi sempre più giù in quella gamma di colori senza soluzione di continuità. Lo iniziai in un momento difficile. Fu un rituale. Mi dissi: quando il puzzle sarà finito, avrò sistemato le cose della mia vita abbastanza da poterla cambiare con serenità. Andò così, non so se per semplice suggestione, fortuna o coincidenza. Oggi, virtualmente vedo davanti a me delle tessere difficili da posizionare nel nuovo schema di vita iniziato in questa esperienza Svizzera. Il verde delle montagne estive si confonde con il bianco della neve invernale, e il multicolore e multilinguistico mondo circostante ha ancora molti pezzi vuoti. Non è il momento di cambiare. Non lo è ancora. E tutto sommato non ho ancora voglia di mettere tutte le tessere al loro posto: non voglio essere sereno, forse perchè non voglio ancora andarmene...

domenica 18 maggio 2008

Storia: per non essere troppo Easy


Qualche anno fa, il buon Lionel Richie, cantava "I'm easy like Sundaz morning" e così via. Essere "Easy" nella concezione americana del termine mi piace. Significa essere uno di quelli che non se la prendono mai troppo per le sciocchezze, e che sanno guardare al futuro godendosi il presente. Sono quelli di vivi e lascia vivere, che tutto sommato, a dosi ragionevoli è anche una filosofia non disprezzabile. Gli Easy, sono anche quelli un pò epicurei, cui piace andare avanti lisci come su un acqua-planing in olio di oliva...

Non è sempre possibile però farlo. Capire il punto dove siamo è per forza guardare anche un attimo indietro a come ci siamo arrivati. La nostra classe politica, nella sua vita quotidiana, tende a essere molto Easy quando le conviene e non vuole ricordare fatti storici che ci hanno portato allo stato attuale. La memoria corta è un fenomeno che investe tante aree del nostro percorso di vita, e anche quando si volta pagina o ci si prova, non si dovrebbe dimenticare di dare una sbirciatina alle ultime righe di quella precedente. Nulla è disgiunto nel continuum temporale, come ben dimostrano "Ritorno al futuro I e II". La cosa straordinaria di questi film (sulla cui qualità non mi pronuncio perchè io ci sono legato per motivi anagrafici) è la dimostrazione che, se si potesse tornare indietro, il nostro presente lo andremmo a modificare in modo anche del tutto inatteso e non necessariamente secondo le nostre ipotesi. Non è male quindi anche tenersi stretta la nostra storia, perchè non è detto che le cose sarebbero andate meglio se avessimo agito diversamente nelle stesse condizioni del passato...


Essere Easy con capelli cotonati e bella voce da cantante americano, va bene in genere. Io tendo a prendere molte cose in modo Easy, ma ahimè sono anche uno di quelli cui la storia piace. Ho una pessima memoria per le date, è stato sempre così, ma una ferrea capacità di immagazzinare fatti e circostanze, parole, con una triste ma netta prevalenza di eventi inutili di cui mi posso servire solo in fatue circostanze di conversazione. Meno male che non ho un abbonamento a Novella 2000 perchè altrimenti saprei vita morte e miracoli del seno della Ventura e almeno di dieci dei suoi ultimi veri o supposti fidanzati... Però forse anche questa memoria storica non ha solo lati negativi. Mi permette, di fronte a un problema, di ripercorrerlo, e di capire quando esso ha iniziato a innescarsi, e a non pensare sterilmente che oggi è così e amen. Mi permette anche di non dimenticare del tutto i compleanni, pur se sto perdendo colpi in questo senso...
In ogni caso, trovo la Storia con la S maiuscola una fonte di ispirazione e di illuminazione. Non sono mai deluso dalla sua ricostruzione, ma anzi resto affascinato e conturbato, come davanti a uno di quei puzzle da tanti pezzi che mi piace costruire sfidando quelle piccole tesserine...

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