Non mi capita troppo spesso di mettere su queste pagine dei post che siano pesanti su temi delicati. Per un certo pudore nell'esprimere posizioni troppo nette, a volte uso dei toni miti. Non è così nei confronti della pena di morte. Già anni fa (caspita, il blog incomincia a diventare un giovincello...), espressi la mia contrarietà alla pena capitale. La mia condanna della condanna resta incondizionata allora come ora.
Mi sono imbattuto in una puntata di un telefilm legale americano, e ancora una volta mi è venuto il desiderio di parlare del mio sdegno nei confronti del dare la morte, facendo in modo che la collettività avalli l'azione. E' fondamentale la mia contrarietà all'occhio per occhio. E' la ribellione all'inciviltà della scelta. Con la pena di morte non si colpisce solo chi subisce la condanna, ma anche chi gli sta intorno e magari in modo innocente. E' una pena che prescinde dal fondamento della vita, ovvero la speranza di poter cambiare e migliorare.
Non discuto per niente il dolore di chi perdite le ha subite. Mi è fortunatamente incomprensibile. Ma l'atteggiamento vendicativo va tenuto a freno proprio dalla collettività che non è coinvolta e quindi deve opporsi alla reazione non ponderata. E quand'anche riflessione e giudizio ci sia, non si può prescindere dalla considerazione che, indipendentemente dalle colpe, lo stato la vita debba difenderla, mai offenderla.
Qualche millennio fa, gli uomini hanno deciso di vivere insieme in gruppi. Che se ne siano tanti buoni e qualche mela marcia resta inevitabile. Ma una volta isolati nella loro pazza e deforme perversità i responsabili di reati gravi, non è accettabile che li si elimini, magari anche con brutale soddisfazione.
Se il principio da preservare è la punizione di chi ha agito contro la vita, non è possibile seguire quello stesso percorso. Ed ecco che nè l'iniezione letale, nè la sedia elettrica o l'impiccagione sono meglio della lapidazione o della ghigliottina, ancorchè meno sanguinolenti...
Continuerò a considerare profondamente ingiusto e irrazionale il reagire contro la scelta sbagliata di uno con la stessa scelta. Ancor più continuerò a credere che la gente possa cambiare un pò, E che se non possono farlo, il loro inferno sarà iniziato già su questa Terra...
Racconti di viaggio lungo i percorsi della vita...
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domenica 4 dicembre 2011
martedì 26 febbraio 2008
Dead Men Walking
Sto leggendo un libro dal titolo "The Innocent Man". Racconta la storia giudiziaria di un periodo nero per la cronaca di una piccola città della profonda provincia americana, con una serie di condanne a morte mal consigliate...
Non è la prima volta che leggo qualcosa sull'argomento: si tratta di storie che colpiscono molto l'immaginazione americana che le produce, e vengono analizzate soprattutto dal punto di vista legale da molte angolazioni. D'altronde i migliori thriller legali sono sempre stati realizzati in America, perchè il sistema si presta bene alla suspense, e perchè cose giuste e cose orribili si delineano in modo molto dinamico nei tribunali americani...
Tuttavia quello che mi preme dire in queste righe, è che sono contrario alla pena capitale. Su questo non ho mezze misure nè dubbio alcuno: trovo inaccettabile che una nazione, qualunque essa sia, decida collettivamente di commettere un assassinio, rendendosene completamente responsabile. Nessuno può considerare le sue mani innocenti se decide di avallare che un delitto venga commesso. Le ragioni della rabbia e dello sdegno, non sono per me sufficienti a giustificare delle azioni irrimediabili, che a volte si basano anche su errori e su emozioni che offuscano il pensiero. Sia una persona colpevole o innocente di qualsivoglia reato, non è civile pensare che sia una punizione adeguata ucciderla.
Per fortuna la tradizione cristiana, in questo ha aiutato l'Italia, e la barbarie ce la siamo lasciata alle spalle molto tempo fa. Non dimentico che anche la Chiesa ne ha fatte di cotte e di crude, ma almeno il risultato per l'Italia in questo campo è arrivato abbastanza presto. Ora quello che mi resta da dire è che parlo della pena di morte con condanna di una giuria di pari, e non mi metto a confondere altri argomenti che secondo me non sono pertinenti...
A ognuno la sua coscienza!
Non è la prima volta che leggo qualcosa sull'argomento: si tratta di storie che colpiscono molto l'immaginazione americana che le produce, e vengono analizzate soprattutto dal punto di vista legale da molte angolazioni. D'altronde i migliori thriller legali sono sempre stati realizzati in America, perchè il sistema si presta bene alla suspense, e perchè cose giuste e cose orribili si delineano in modo molto dinamico nei tribunali americani...
Tuttavia quello che mi preme dire in queste righe, è che sono contrario alla pena capitale. Su questo non ho mezze misure nè dubbio alcuno: trovo inaccettabile che una nazione, qualunque essa sia, decida collettivamente di commettere un assassinio, rendendosene completamente responsabile. Nessuno può considerare le sue mani innocenti se decide di avallare che un delitto venga commesso. Le ragioni della rabbia e dello sdegno, non sono per me sufficienti a giustificare delle azioni irrimediabili, che a volte si basano anche su errori e su emozioni che offuscano il pensiero. Sia una persona colpevole o innocente di qualsivoglia reato, non è civile pensare che sia una punizione adeguata ucciderla.
Per fortuna la tradizione cristiana, in questo ha aiutato l'Italia, e la barbarie ce la siamo lasciata alle spalle molto tempo fa. Non dimentico che anche la Chiesa ne ha fatte di cotte e di crude, ma almeno il risultato per l'Italia in questo campo è arrivato abbastanza presto. Ora quello che mi resta da dire è che parlo della pena di morte con condanna di una giuria di pari, e non mi metto a confondere altri argomenti che secondo me non sono pertinenti...
A ognuno la sua coscienza!
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